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	<title>Koinè - Centro Psicologi Palermo &#187; Centro Clinico</title>
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		<title>Psicoterapia domiciliare con adolescenti in ritiro sociale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2016 07:58:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tra i servizi elaborati all&#8217;interno del centro clinico koinè si annovera quello della psicoterapia domiciliare con adolescenti in ritiro sociale. Nel trattamento di adolescenti in ritiro sociale uno strumento elettivo, a completamento di un intervento più complesso, è caratterizzato dall&#8217;intervento domiciliare. Il quadro in cui si inserisce è riferito ad una presa in carico complessa [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i servizi elaborati all&#8217;interno del centro clinico koinè si annovera quello della psicoterapia domiciliare con<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/corpo-celato-riflessioni-cliniche-sui-ragazzi-ritirati/"> adolescenti in ritiro sociale.</a></p>
<p>Nel trattamento di adolescenti in ritiro sociale uno strumento elettivo, a completamento di un intervento più complesso, è caratterizzato dall&#8217;intervento domiciliare.<br />
Il quadro in cui si inserisce è riferito ad una presa in carico complessa dove parte del lavoro viene sviluppato con i genitori in studio e parte con l&#8217;adolescente in domiciliare.<br />
Tale organizzazione del lavoro è pianificata nel momento in cui lo stato di chiusura del ritirato è tale da non permettere un intervento diretto con l&#8217;adolescente all&#8217;interno dello studio.</p>
<p>Da un lato il lavoro con i genitori è finalizzato ad accogliere la prima richiesta d&#8217;aiuto, dei quali loro sono i portavoce, ad aiutarli a fronteggiare la difficoltà ad avere a che fare con la sofferenza e la chiusura del figlio, a riformulare il loro ruolo e a trovare nuovi canali di comunicazione col proprio figlio. Tutto ciò passa attraverso la possibilità di generare una<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/il-corpo-della-vergogna-adolescenza-e-nuove-forme-di-malessere/"> comprensione profonda delle problematiche</a> che hanno portato al blocco evolutivo.</p>
<p>La famiglia, laddove è possibile ed è funzionale al lavoro, viene coinvolta e ascoltata nella sua interezza, genitori, fratelli, nonni. I nonni, quando ci sono e offrono la loro disponibilità, rapresentano una buona risorsa sia perché depositari di storie generazionali più antiche, spesso pregne di miti familiari, sia perché, talvolta, a cospetto del giovane paziente forniscono una presenza meno satura da livelli conflittuali che solitamente attraversano il rapporto genitori figli.</p>
<p><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-familiare/">L&#8217;intervento familiare </a>viene modulato di volta in volta, dopo aver valutato risorse e difficoltà, e pur coinvolgendo inizialmente la famiglia allargata mantiene come interlocutori privilegiati i genitori e il figlio che esprime il malessere.<br />
L&#8217;obiettivo è quello di agire sul clima familiare, allentare la tensione, creare nuovi canali di comunicazione e aiutare il ragazzo, portatore del malessere, a uscire lentamente dall&#8217;isolamento in cui sembra recluso.</p>
<p><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-domiciliare/">Psicoterapia domiciliare</a><br />
Il terapeuta si muove verso il paziente, nel significato letterale del termine, andando verso i suoi luoghi che, al momento del ritiro, sono inizialmente rappresentati dallo spazio ristretto della propria stanza e da quello virtuale a cui ci si affaccia attraverso il monitor. In prospettiva il terapeuta domiciliare prova ad entrare nei luoghi fisici e virtuali del ragazzo in modo discreto e modulato rispetto al bisogno del soggetto di avere delle presenze esterne e rispettandone al contempo il timore di essere invaso.<br />
Lo spazio terapeutico si muove flessibilmente sul filo che separa desiderio e timore, prova a diventare timoniere di nuove rotte verso l&#8217;esterno in una gradualità che tenga conto della fragilità dell&#8217;utente e del suo bisogno di rassicurazione, di punti di appiglio, di lentezza.</p>
<p>Il terapeuta prova a diventare gradulamente connettore di nuove possibilità di inserimento, facilitatore di nuove capacità e abilità sociali.<br />
Il riattraversamento insieme, terapeuta-paziente, funge da elemento rassicurante che, ripetuto all&#8217;interno di un circolo virtuoso, permette gradualmente al paziente di riconquistare spazi di autonomia.<br />
In questi casi la terapia diventa uno spazio di riparativo e, al tempo stesso, di co-costruzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il seminario &#8220;la Maladolescenza, nuove forme di malessere in adolescenza&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 21:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il seminario &#8220;La maladolescenza. Nuove forme di malessere in adolescenza&#8221;, nasce dall&#8217;esigenza di confrontarsi sulle nuove evenienze patologiche in adolescenza e le nuove frontiere della cura. Parliamo di nuove frontiere della cura in relazione alla inadeguatezza della categorie psicopatologiche classiche e al bisogno di approcciare nuovi linguaggi e nuovi strumenti terapici. Il rischio è quello dello [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: medium;">Il seminario &#8220;La maladolescenza. Nuove forme di malessere in adolescenza&#8221;, nasce dall&#8217;esigenza di confrontarsi sulle nuove evenienze patologiche in adolescenza e le nuove frontiere della cura. </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: medium;">Parliamo di nuove frontiere della cura in relazione alla inadeguatezza della categorie psicopatologiche classiche e al bisogno di approcciare nuovi linguaggi e nuovi strumenti terapici. Il rischio è quello dello spaesamento, oppure, di fornire una risposta di cura sorda ai nuovi bisogni e rispondente ad un mondo che non esiste più.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: medium;">I temi trattati spazieranno dal <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=8.25"><strong>cambiamento della  funzione paterna e materna</strong>.</a> A tale proposito si pensi a come la funzione paterna classicamente intesa nel suo valore normante è oggi fortemente messa in crisi. Allo stesso tempo la funzione materna fa i conti con l&#8217;emancipazione del ruolo della donna avvenuta negli ultimi secoli, per cui è da ritenersi superata la fase in cui semplicemente si rincorrevano ideali prettamente maschili in vista del riconoscimento di uguaglianza e parità, verso una realtà che ha a che fare con modelli di vita complessi fondati sul riconoscimento della differenza tra maschile e femminile.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: medium;">Si parlerà di <strong><a href="http://www.minotauro.it/che-cosa-facciamo/consultazione-e-psicoterapia/aree-di-intervento-clinico/ritiro-sociale/">ritiro sociale</a></strong> come nuova forma del malessere. Il ritiro che di solito si manifesta con un primo sintomo di fobia scolare e mano mano si caratterizza per una chiusura sempre totalizzante.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Dipendenza da internet</strong>. L&#8217;approfondimento di questo tema permette di guardare all&#8217;uso massivo di internet in corrispondenza al ritiro sociale, e quindi alla dipendenza da internet come un sintomo di compromesso, laddove la realtà virtuale diventa una via alternativa attraverso la quale il soggetto si permette di mantenere un vissuto relazionale o di fare esperienze più o meno intense in una forma per lui meno terrifica. A proposito di tale prospettiva si ribalta l&#8217;idea di contrastare la dipendenza da internet normando l&#8217;uso del computer o creando divieti ma, si utilizza il mondo virtuale come un primo canale di comunicazione con la persona in ritiro.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;"><span style="font-size: medium;">Il seminario permetterà di entrare nel vivo dell&#8217;intervento clinico attraverso il confronto su casi clinici e attraverso una seconda fase in piccolo gruppo.</span></span></span></p>
<div style="text-align: center;"><strong>Il seminario riguarderà la giornata 5 novembre dalle ore 9,00 alle ore 18,00</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>9,00-11,00</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Prima fase di presentazione ospiti e intervento  di Miscioscia.</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong><i>&#8220;Inquadramento teorico su adolescenza, ritiro sociale e intervento con i genitori&#8221;</i></strong></p>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>11,00- 11,30 coffe break</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>11,30 13,00</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Confronto su casi clinici</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Diego Miscioscia &#8211; l&#8217;intervento clinico con i ragazzi ritirati</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Marie Di blasi- ritiro sociale e dipendenze da internet </strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>Graziella Zizzo- il lavoro con i genitori e le famiglie all&#8217;interno di un ambulatorio pubblico</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>13,30 pausa pranzo</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>14,30- 16,30</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>lavoro in piccolo gruppo</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>16,30 pausa</strong></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"><strong>17,00 &#8211; 18,00</strong></div>
<div style="text-align: center;"><strong>plenaria- restituzione dei lavori in piccoli gruppi</strong></div>
</div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: center;"></div>
<div style="text-align: left;"> <a href="http://www.minotauro.it/chi-siamo/miscioscia-diego/">Diego Miscioscia</a> &#8211; psicologo, psicoterapeuta, formatore e socio fondatore della cooperativa il <a href="http://www.minotauro.it/">Minotauro</a></div>
<div style="text-align: left;"><a href="https://scholar.google.it/citations?user=qH5YLHUAAAAJ&amp;hl=it">Marie Di Blasi</a> &#8211; psicologa, psicoterapeuta, professore associato presso l&#8217;Università degli Studi di Palermo</div>
<div style="text-align: left;">Graziella Zizzo &#8211; psicologa, gruppoanalista, psicodrammatista, dirigente psicologo presso N.P.I. ASP di Trapani. Docente presso la scuola di specializzazione Coirag</div>
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		<title>Crisi, paradossi e disagi della contemporaneità</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 21:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il testo l&#8217;inutile fatica,  frutto di un lavoro gruppale, e quindi, concepito in un terreno relazionale, è la testimonianza di una giornata di studio e approfondimento che ha visto coinvolti gli autori sui temi della crisi economica, della precarietà lavorativa e del malessere esistenziale che ne deriva. &#8220;Il pretesto&#8221;  è l&#8217;opera di Ehrenberg &#8220;La fatica [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il testo <a href="http://mimesisedizioni.it/l-inutile-fatica.html">l&#8217;inutile fatica</a>,  frutto di un lavoro gruppale, e quindi, concepito in un terreno relazionale, è la testimonianza di una giornata di studio e approfondimento che ha visto coinvolti gli autori sui temi della crisi economica, della precarietà lavorativa e del malessere esistenziale che ne deriva. &#8220;Il pretesto&#8221;  è l&#8217;opera di <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/alain-ehrenberg/la-fatica-di-essere-se-stessi/978880620482">Ehrenberg<em> &#8220;La fatica di essere se stessi&#8221;,</em></a> il cui punto nodale è la constatazione di come la depressione sia diventata una delle patologie più presenti del nostro tempo.<br />
<strong>Il testo e il pretesto dai quali si parte ci costringono a fare i conti con le forme del malessere contemporaneo, ci portano a guardare al sintomo nella sua natura gruppale e a dare rilievo al disagio  come formazione sociale. </strong></p>
<p>Storicizzare la mente, come ci intima Ferrari, è quindi un dovere. Come lo è mettere in crisi i modelli precedenti e fare della clinica una scienza viva che non si esime dal conflitto. Evitare il  conflitto porta invece ad uno sguardo immobile sul malessere, come se la mente fosse una entità separata e impermeabile alle ruvidità delle varie epoche.</p>
<blockquote><p>La depressione diventa la lente attraverso la quale, in modo sfaccettato, si guarda ai cambiamenti della nostra epoca. Come sottolinea Ferrari tutto ciò che riguarda la psiche non può essere significato nel luogo sterilizzato del laboratorio d&#8217;analisi, ma può essere compreso solo se colto nel suo terreno d&#8217;origine.</p></blockquote>
<p>La complessità della questione è specularmente resa dalla complessità degli sguardi che si intrecciano nel testo. <em>L&#8217;inutile fatica</em> ci mostra questo tentativo di uscire dal rischio dell&#8217;autorefenenzialità, di non scadere in facili ideologismi, di leggere in modo complesso il dato storico e politico attraverso la clinica e il dato clinico attraverso la politica e il sociale.<br />
In questo caso la depressione è sia un dato clinico che un dato politico e sociale. Lo si guarda sia attraverso i paradossi della nostra epoca che attraverso lezioni socratiche all&#8217;origine del pensiero occidentale fino ad arrivare alla crisi del materno.</p>
<p>All&#8217;inizio del testo ci si ritrova immediatamente immersi in una ricca riflessione sulla fatica dell&#8217;essere se stessi nella contemporaneità. La risposta a questa ingiunzione paradossale e a tale mandato sociale è un impoverimento del sé, una fragilità senza pari, che si innesca in un mondo sociale spogliato dalle comunità tradizionalmente aggreganti. Laddove il senso di comunità viene meno e l&#8217;ingiunzione predominante è quella della soggettivazione a tutti i costi si fonda l&#8217;humus della depressione, della fragilità del sè, del ritiro sociale.<br />
A partire da queste riflessioni Lo piccolo mette in risalto il punto di cambiamento qualitativo nel vissuto depressivo del nostro tempo. Ci invita a guardare a come non sia più caratterizzato dalla colpa ma dal senso di inadeguatezza e dalla pervasiva sensazione di vergogna. Aspetti questi ultimi determinati in modo reattivo alle richieste sempre crescenti del mercato.<br />
Il nucleo patogeno della depressione non è più caratterizzato dalla colpa ma dal deficit. Non ci si confronta più con strutture super egoiche rigide e sadiche ma con un ideale dell&#8217;io inarrivabile.<br />
Non ci si volge più verso l&#8217;altro ma si rimane intrappolati in una dimensione narcisistica e spietatamente individualista.</p>
<p><strong>In una coralità di voci vediamo consegnarci la grande solitudine relazionale del nostro tempo che appare ritmato da una competizione serrata e da una ricerca, perennemente frustrata, del successo a tutti i costi. E&#8217; nella rifondazione del senso di comunità che si individua un elemento antagonista alla sofferenza del nostro tempo. Si coglie nel testo un invito a guardare alcuni movimenti di resistenza che hanno fatto da controaltare alla <a href="https://archive.org/details/LaSolitudineDelluomoPrecario">solitudine dell&#8217;uomo precario</a>, alla gabbia interiore della depressione. In questo passaggio, come ci dice Lo Piccolo, si sottolinea il valore del processo più che dell&#8217;obiettivo.</strong><br />
Potremmo parallelamente dire che la comunità cura e, come in psicoterapia, il valore del processo di guarigione si ritrova nell&#8217;esperienza relazionale d&#8217;ascolto, sintonizzazione emotiva, valorizzazione del sè, rispecchiamento, confronto&#8230; Si ritrova già nel &#8220;viaggio&#8221;.</p>
<blockquote><p>E&#8217; ciò che ci trasmette Bifo, quando, prendendoci per mano lungo la lama che attraversa il disastro, alla morte del padre frappone la crisi del materno. Se guardiamo al materno in termini simbolici ci rendiamo conto che anche qui l&#8217;invito è alla riconnessione di trame, all&#8217;acquisizione di nuovi linguaggi, a concepimenti comunitari. E&#8217; l&#8217;utero materno che ci consegna alla comunità. L&#8217;interiorizzazione del materno diventa allora nuovo terreno gruppale.</p></blockquote>
<p>Inoltrandosi nella lettura ci si ritrova sospesi sulle macerie della politica. Si affonda lo sguardo in una delle trasformazioni più perverse del nostro tempo determinata dal venire meno della natura &#8220;collettiva&#8221; e &#8220;connettiva&#8221; della politica. Potremmo dire che a questo punto, con Cavaleri,  ci ritroviamo a sbattere contro un altro paradosso, quello della &#8220;Polis&#8221; che non assurge più ad essere luogo di ricerca di soluzioni collettive a drammi individuali ma luogo di competizione dove vige la legge della giungla. Anche la natura connettiva della politica sembra venire meno e in tale scenario frammentato si innesca il paradosso del terzo settore, del &#8220;sociale&#8221;, dell&#8217;essere &#8220;buoni&#8221;.</p>
<blockquote><p>E&#8217; nel terzo settore che si mette in rilievo le contraddizioni della contemporaneità. Esattamente in quella area di lavoro che dovrebbe occuparsi del disagio diffuso. Area di mezzo tra pubblico e privato. luogo di sperimentazione di strade alternative. via d&#8217;accesso al volontariato, ai tirocini, a forme di &#8220;lavoro non retribuito&#8221;, ai &#8220;Buoni per dirla con Luca Rastello&#8221; che perseguono obiettivi salvifici al di là della retribuzione. Proprio perché la mission è nobile e i soldi sono cosa vile, perchè il datore di lavoro è nostro alleato nella missione salvifica e non si può deludere.</p></blockquote>
<p>E&#8217; in questo scenario che vediamo in modo abbagliante l&#8217;azzeramento del conflitto, la fedeltà al capo, la competizione tra pari. Si potrebbe dire che nelle trame smagliate della politica, non più connettiva nè garante del bene comune, si innescano guerre fratricide alimentate dal mercato, non solo nei luoghi dell&#8217;impresa pura ma anche lì, nell&#8217;area dei buoni, dell&#8217;impresa sociale, delle missioni salvifiche.</p>
<p>La depressione allora diventa un dato politico che ci segnala la mancanza di tutele, l&#8217;assenza di garanzie, un nuovo paradigma del lavoro che non è più nobilitante ma è l&#8217;osso che si tende davanti a un cane affamato. Tra elementi clinici, politici e lavorativi, assurge nel testo la figura di un eroe classico, un eroe spietato e feroce, che nell&#8217;inutile fatica compare nel passaggio all&#8217;età adulta, quando ancora tutto sembra in divenire.<br />
Compare il fantasma di Alcibiade nel periodo della sua adolescenza. Ruvolo ci porta nell&#8217;era classica ad ascoltare una delle più raffinate lezioni socratiche.</p>
<p><strong>Socrate al giovane Alcibiade ammonisce di non frapporre le mete ambiziose della realizzazione del sè al discapito della comunità. Segnala come compito etico di chi governa occuparsi del bene comune non anteponendo il benessere meramente individuale a quello della comunità. Ruvolo trasponendo tale lezione ai nostri tempi rimarca la differenza tra un narcisismo maligno caratterizzato da un sè grandioso alla ricerca di continue conferme, mai nutrienti e mai bastanti&#8230;. a un narcisismo buono caratterizzato dalla cura del proprio sè.</strong></p>
<p>Attraverso la possibilità di prendersi cura di se stessi, in modo nutriente e curando le proprie relazioni, diventa  possibile occuparsi/curarsi dell&#8217;altro. Solo attraverso questa strada si può restituire alla Polis il proprio spazio etico.</p>
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		<title>Sostanze di consumo e post-modernità</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 18:21:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gli imperativi sociali contemporanei tratteggiano una figura antropologica di uomo adattato e integrato nel mondo, una sorta di self-made-man che, se da un lato stimola gli individui a correre rischi a livello personale e professionale, dall’altro non fa altro che aumentare il senso dell’incertezza rispetto ai risultati delle proprie scelte. Prendere delle scelte, quindi, significa [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Gli imperativi sociali contemporanei tratteggiano una figura antropologica di uomo adattato e integrato nel mondo, una sorta di self-made-man che, se da un lato stimola gli individui a correre rischi a livello personale e professionale, dall’altro non fa altro che aumentare il senso dell’incertezza rispetto ai risultati delle proprie scelte.</h2>
<p>Prendere delle scelte, quindi, significa essere esposti potenzialmente ad un <em>rischio</em> da esiti negativi e ad<em> un sentimento di insicurezza</em> derivante proprio dalla probabilità di fallimento. Ciò, di fatto, ha come conseguenza principale quella di rendere gli esseri umani più sensibili a rimedi chimici che permettano loro di far fronte a tutti questi sentimenti percepiti come poco funzionali all&#8217;<em>adattamento sociale</em> in un mondo il cui ideale è quello dell’uomo di successo.</p>
<p><span id="more-634"></span></p>
<p>Sembra, così, innescarsi un circolo vizioso: gli individui, permeati dalla <strong>logica della prestazione </strong>e della <strong>velocità psichica</strong> (correlato psicologico della velocità che caratterizza la società attuale: velocità dei mezzi di trasporto, dei mezzi di comunicazione di massa) desiderano essere uomini affermati e apprezzati a livello sociale; contemporaneamente si sentono esposti a sentimenti spiacevoli in contraddizione con le caratteristiche che li qualificherebbero come persone di successo.</p>
<p>L’<strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/uso-di-sostanze-e-tossicodipendenza/" target="_blank">utilizzo di droghe e di farmaci</a> </strong>sembra essere allora un modo per affrontare questi sentimenti senza che questi possano mettere a rischio il precario equilibrio psico-fisico della persona.</p>
<p>Il <strong>sentimento di incertezza nei confronti del futuro</strong>, infatti, sembra essere alla base di un nuovo bisogno di sicurezza e controllo complessivo degli eventi, e l’utilizzo di sostanze psicoattive potrebbe favorire, anche solo momentaneamente e per un breve periodo di tempo, la sensazione di potere controllare il proprio funzionamento mentale e fisico nella direzione voluta e desiderata adeguandosi mimeticamente e adattativamente allo scenario globale generale.</p>
<p>Ingrosso (1999, 2003), a proposito dei <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/rilettura-teorico-clinica-del-modello-transpersonale-gruppoanalitico/" target="_blank">grandi cambiamenti epocali</a> che hanno investito la società attuale segnala la presenza di un <em>immaginario iperprestativo</em> intendendo con questo un immaginario permeato da fantasie di potenziamento a più livelli. Secondo l’autore ciò si inquadra</p>
<blockquote><p>“in uno scenario di manipolazione tecnologica del sistema psicosomatico e relazionale-comunicativo dei soggetti finalizzato al soddisfacimento di bisogni o desideri di tipo esplorativo (di emozioni, sensazioni, ecc.), socializzante, curativo, contenitivo (di paure, angosce, ecc.), ricreativo, operativo, creativo, simbolico e così via”. (Ingrosso, 1999, pag. 14).</p></blockquote>
<p>Ciò significa essere prestanti nel lavoro e nel tempo libero, efficienti e socievoli nelle relazioni, protagonisti attivi della propria vita e di quella altrui, dinamici e disinvolti sempre e comunque.</p>
<p>Basti pensare alla diffusione di interventi chirurgici volti a cambiare l’aspetto del proprio corpo (chirurgia plastica ed estetica, piercing e tatuaggi), allo sviluppo di tecnologie che aumentano la capacità di memoria e di elaborazione delle informazioni (limiti naturalmente imposti all’uomo), allo studio e alla ricerca delle biotecnologie capaci di sfidare i limiti imposti dalla morte. E ancora, alla massiccia diffusione di videogiochi e software di simulazione della realtà in cui la persona si immerge totalmente.</p>
<p>Le <strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-da-internet/" target="_blank">tecnologie moderne</a></strong>, così come le droghe, permettono e sono alla base di un nuovo modo di concepire le relazioni mente-corpo: il mondo del “virtuale” apre le porte ad una diversa modalità di interazione con il proprio corpo <em>“allargando enormemente i confini del possibile e dando occasione al singolo di interagire, e alle volte perfino di creare, i propri contesti di vita” </em>(Maggiolini, Grassi,pag. 27).</p>
<p>In quasi tutto il mondo occidentale l’uomo si trasforma in <em><strong>cyborg</strong></em>, una figura metaforica fantascientifica metà uomo e metà robot. Il cyborg sembra essere l’espressione di una ossessiva necessità di manipolazione della natura umana.</p>
<p>L’essere umano ha imparato a programmare i momenti in cui potere vivere passioni, sentimenti e le emozioni. Tale livello di controllo servirebbe all’individuo di preservarsi da pericoli “esterni”: la programmazione delle emozioni in contesti controllati eviterebbe che queste si possano presentare all’improvviso; laddove questo dovesse succedere il rischio sarebbe il crollo di tutte quelle difese maniacali che, fino a quel momento gli avevano permesso di controllare tutti gli eventi percepiti come minaccia dei fragili equilibri della propria quotidianità (Martignoni, 2001/2002).</p>
<blockquote><p>“Ognuno di noi è privo di garanzia di successo e pieno di incertezza (…). Infinite solitudini delle persone con una difficoltà maggiore ad incontrarsi con gli altri nel sociale, fino alla nuova paura di mettersi a nudo davanti agli altri con i propri sentimenti e la propria personalità autentica rischiando magari una dolorosa frustrazione (…). Una planetaria perdita del legame sociale e del conseguente sentimento di isolamento dell’individuo che ognuno a modo suo cerca di colmare attraverso contatti programmati e confezionati” (Di Gregorio, 2004: pag 52).</p></blockquote>
<p>La ricerca, senza compromessi, di una soluzione magica alla zavorra dei sentimenti umani sembra la richiesta bisognosa di un mondo <em>iper</em>.<br />
A partire da quanto detto appare chiaro come il “<em>problema</em>” droga, infatti, non coinvolga semplicemente i <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/adolescenza/" target="_blank">giovani</a>, anzi, secondo alcuni Autori (Amendt, 2004; Ingrosso, 1999; Martignoni, 2005) sarebbe semplicemente il sintomo visibile di una società che necessita di sostanze e di additivi chimici e psicologici volti alla ricerca di un sollievo alle <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/ansia-e-fobie/" target="_blank">ansie </a>prodotte dall’attuale configurazione sociale.</p>
<p>Amendt, ad esempio, parla di psicodroghe riferendosi ai farmaci in quanto questi ultimi ormai verrebbero utilizzati come modo per <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/disturbi-della-regolazione-delle-emozioni-e-degli-impulsi/" target="_blank">regolare i propri stati mentali interni</a>.</p>
<blockquote><p>“Nel mondo globalizzato e deregolamentato del futuro, le sostanze psicoattive, che influenzano il comportamento nella misura in cui modificano il senso di sé, diventeranno irrinunciabili non solo come genere voluttuario – just for fun – ma anche come strumenti di intervento sociale” (p.11).</p></blockquote>
<p>Così, una persona che si sente leggermente <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/depressione/" target="_blank">depresso</a> ricorrerà all’uso di antidepressivi in modo da non compromettersi come ingranaggio di una più ampia catena produttiva. È chiaro come le droghe farmaceutiche e le sostanze psicoattive in genere pilotino, secondo l’Autore, sentimenti umani, li offuscano, li canalizzano, li controllano ma raramente li chiariscono.</p>
<p>Il “nuovo” rapporto con le sostanze psicoattive, per quanto per certi versi ancora perturbante la morale collettiva, sembra essere integrata ed egosintonica rispetto ad alcune caratteristiche del periodo attuale – velocità, consumismo, efficienza, rischio.</p>
<p>Secondo Amendt, il modello del self made man in ambito di consumi di sostanze si tradurrebbe in <strong>un’immagine ipermedicalizzata della sofferenza</strong>: piuttosto che interrogarsi sull’emozione disturbante, l’individuo post-moderno preferirebbe renderla silenziosa tramite l’assunzione di farmaci (antidepressivi, ansiolitici…).<br />
La <strong>strada farmacologica</strong> per l’incremento delle prestazioni lavorative e per il gioioso e rilassato godimento rappresenta la via più facile per risolvere i problemi, sociali e individuali.<br />
L’elemento che sembra caratterizzare indistintamente tutti i consumi di sostanze psicoattive sembra essere quello che Amendt (2004) definisce “<em>processo di strisciante farmacologizzazione della realtà</em>” (pag. 9) o, come altrimenti lo definisce Ingrosso, “<em>effetto supermarket</em>” (Ingrosso, 1999, 2003).</p>
<p>Da un lato si evidenzia come l’attuale condizione umana, quella del mondo globalizzato e de-regolamentato, necessiti sempre di più di protesi esterne per riuscire a rendere la vita tollerabile psicologicamente.. Dall’altro si evidenzia come i mercati legali e illegali delle droghe/farmaci proliferino al punto da essere riusciti a creare la sostanza giusta per il raggiungimento di qualsiasi effetto psicofisico (Ingrosso, 2003; Petroni, 2004).</p>
<p>Le persone in questo modo avrebbero la possibilità di scegliere la sostanza giusta a partire da uno specifico desiderio, in modo da creare un connubio inscindibile tra la farmacopea della droga (Collin, 1998) e la farmacopea dei desideri (Ingrosso,1999), in perfetta linea con l’ideale basico dell’<em>immaginario iperprestativo</em>.</p>
<p>Così a tutti è permesso di essere felici, scattanti, allegri, spavaldi, coraggiosi, impavidi a dispetto di quei sentimenti di incertezza che provengono dal sociale. All’interno di questa prospettiva, la possibilità di disporre di un mezzo tecnico (naturale, chimico o tecnologico), con poteri quasi magici, permette alle persone di potere vivere con la sola immaginazione</p>
<blockquote><p>“una breve esperienza di onnipotenza che allontana, anche solo per un breve lasso di tempo, il sentimento sgradevole di impotenza e di sottomissione a poteri forti e sconosciuti, dentro e fuori i propri confini (…), che serve a ridimensionare il senso della minaccia che proviene dal sociale” (Di Gregorio, 2004).</p></blockquote>
<p>Quanto detto fino ad ora serve a segnalare una particolare rappresentazione del corpo, sempre più visto come corpo-macchina e meno come corpo-soma investito affettivamente e simbolicamente (Martignoni, 2005).</p>
<p>Come dice Lo Verso (2003) il Sé somatico è il grande rimosso del post-moderno; il corpo concreto, che vibra, che tocca e che sente con l’altro sembra essere un corpo che non riesce a trovare più territorialità: un corpo che parla del desiderio della relazione con un altro che può anche rifiutare, un corpo che espone a sentimenti imprevedibili, spesso difficilmente controllabili (le passioni ad esempio), un corpo vivente che gioca con altri corpi, un corpo che può essere indesiderato perché perennemente ricordante i limiti materiali di ognuno e potenzialmente imperfetto e caduco.</p>
<p><strong>Il corpo-macchina</strong>, al contrario, sembrerebbe essere il contenitore virtualizzato di un Sé logico, razionale, preciso e dedito all’azione. È come se fossimo in presenza di un iper-funzionamento della mente sempre più disancorata dal proprio corpo. Martignoni (2005) evidenzia come il processo a cui si è assistito è stato una progressivo passaggio dal corpo biologico al corpo cellulare luogo del <strong>fu<em>nzionamento cyborg</em></strong>.</p>
<p>Bibliografia<br />
&#8211; Amendt G. (2004), No drug, no future, Feltrinelli, Milano.<br />
&#8211; Di Blasi M. (a cura di) (2003), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Collin M., Stati di alterazione. La storia della cultura Ecstasy e dell’Acid House, Oscar, Saggi Mondadori, 1998.<br />
&#8211; Di Gregorio L. (2004), Psicopatologia del cellulare, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Ingrosso M., (2003) “Pluralizzazione delle droghe e immaginario iperprestativo” in &#8211; Di Blasi M. (a cura di), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Ingrosso M. (1999), “Nuove droghe, nuove idee”, Animazione Sociale, Novembre, (pp 9-25)<br />
&#8211; Lo Verso G. (2003), “Prefazione” in Di Blasi M. (a cura di), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Maggiolini A., Grassi R. (2003), “Droghe e culture adolescenziali: una ricerca sugli atteggiamenti degli adolescenti verso le droghe”, in Maggiolini A.(a cura di), Sballare per crescere. La prevenzione delle droghe a scuola, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Maggiolini A.(a cura di) (2003), Sballare per crescere. La prevenzione delle droghe a scuola, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Martignoni G. (2001/2002), “La clinica dei fluidi e l’incerto abitare”, in Atti “Il maggio di Alice”. Proposta di un percorso attorno alla tossicodipendenza, II°-III° edizione.<br />
&#8211; Martignoni G., (2005), “Tossicodipendenza. Una malattia dell’‘anima del mondo’, un ‘isotopo culturale’ o solo una categoria psicopatologica” in Caretti V., La Barbera D., (a cura di), Le dipendenze patologiche. Clinica e psicopatologia, Raffaello Cortina Editore, Milano.<br />
&#8211; Petroni A., (2004), Droghe Legali, Castelvecchi, Roma.</p>
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		<title>Rilettura teorico-clinica del modello transpersonale gruppoanalitico</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 21:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Centro Clinico]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[gruppoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[modello transpersonale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In questo articolo si approfondirà il repertorio di conoscenze del modello gruppoanalitico in relazione delle acquisizioni clinico-scientifiche maturate negli ultimi anni in diverse aree. A ben vedere il costrutto di transpersonale proposto Da Menarini e Pontalti, ed in particolar modo da Lo Verso, rappresenta un’ampia e articolata trama concettuale all’interno della quale possono essere collocate [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>In questo articolo si approfondirà il repertorio di conoscenze del modello gruppoanalitico in relazione delle acquisizioni clinico-scientifiche maturate negli ultimi anni in diverse aree.</h2>
<p>A ben vedere il costrutto di <strong>transpersonale</strong> proposto Da Menarini e Pontalti, ed in particolar modo da Lo Verso, rappresenta un’ampia e articolata trama concettuale all’interno della quale possono essere collocate le direttrici teorico-metodologiche più utili per una clinica del/nel nostro tempo. Tutti i <strong>versanti del transpersonale</strong> risuonano in relazione alle trasformazioni sociali e culturali e alle acquisizioni scientifiche degli ultimi anni. In questa sede s’intende dare risalto alle specifiche implicazioni per ciascuno di essi.</p>
<p><span id="more-478"></span></p>
<h3>Livello biologico-genetico</h3>
<p>Le recenti acquisizioni delle neuroscienze e la crescente consapevolezza scientifica dell’efficacia biologica delle psicoterapie, ci consentono di tratteggiare con maggiore pienezza il significato del <strong>livello Biologico-Genetico </strong>del transpersonale, per descriverlo con argomenti clinicamente evidenti.</p>
<p>In particolare, alcune di tali acquisizioni ci permettono di formulare concettualizzazioni riguardanti aspetti oggi più chiari dei <strong>sedimenti biologici</strong> che fondano la nostra vita psichica.</p>
<p>Fra tali concettualizzazioni, la<strong> <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/disturbi-della-regolazione-delle-emozioni-e-degli-impulsi/">regolazione e disregolazione emotiva</a> </strong>rappresenta sicuramente una dimensione del lavoro clinico oggi imprescindibile<strong>.</strong> Infatti, un obiettivo primario della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-individuale/">psicoterapia </a>è la ricostruzione o il potenziamento delle capacità di autoregolazione delle emozioni del paziente: la capacità di regolare in maniera flessibile gli stati emotivi attraverso le interazioni con altri essere umani e in assenza degli altri, ma anche la capacità di passare in maniera adattiva tra queste due modalità di regolazione.<br />
Stati di disregolazione emotiva sono il risultato di una compromissione della capacità di organizzare risposte flessibili e adattive nei confronti del mondo interno ed esterno. Una regolazione delle emozioni ottimale permette invece alla mente di interagire con l’ambiente in maniera elastica e flessibile.<br />
La capacità di modulare le emozioni e i loro stati di attivazione, attraverso quelli che vengono a volte definiti come <strong>processi di ‘regolazione affettiva’</strong>(Shore 2008), svolge un ruolo cruciale nelle attività interne e interpersonali dell’individuo.</p>
<p>A determinare le notevoli differenze individuali che si possono osservare nelle capacità di regolazione partecipano sia fattori temperamentali, sia passate esperienze relazionali.<br />
Il <strong>temperamento</strong>, come espressione di alcune caratteristiche innate, influisce sulla sensibilità nei confronti dell’ambiente, sull’intensità delle risposte emozionali, sull’umore complessivo di base, la regolarità dei cicli biologici, la tendenza all’avvicinamento o all’allontanamento di fronte a situazioni nuove e insolite.</p>
<p>Ognuno di noi ha una ‘<strong>finestra di tolleranza</strong>’, margini entro i quali stati emozionali di diversa intensità possono essere processati senza che ciò comprometta il funzionamento del sistema nel suo complesso. Per alcune persone, elevati livelli di intensità emotiva sono gestibili senza alcuna difficoltà, e non impediscono di pensare, sentire e agire in maniera equilibrata ed efficace, mentre in altre, determinate emozioni (come l’<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/ansia-e-fobie/">ansia</a>) o in generale tutte le emozioni, anche se di intensità moderata, possono interferire negativamente con le attività della mente e del corpo.<br />
Fondamentalmente tutto ciò può essere spiegato in termini di attività eccessiva del sistema nervoso simpatico o parasimpatico (Siegel 2001). A volte si ha una simultanea attivazione dei due sistemi, che genera una sensazione interna di ‘perdita di controllo’, come se cercassimo di guidare un’automobile schiacciando contemporaneamente freno e acceleratore.<br />
In molti di questi disturbi sono consigliabili interventi di natura sia farmacologica, sia psicoterapeutica. Infatti un percorso medico e psicoterapeutico ben integrato, può moltiplicare le possibilità di recupero del benessere psicofisico del paziente.<br />
Un approccio terapeutico diretto ai vari livelli di attività del cervello e della mente può essere essenziale per aiutare l’individuo a raggiungere forme di <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/disturbi-della-regolazione-delle-emozioni-e-degli-impulsi/">autoregolazione</a> più equilibrate e funzionali, e la relazione terapeuta-paziente può in questo senso fornire ‘vincoli esterni’ che contribuiscono a modificare le sue capacità di autorganizzazione.</p>
<p>Per uscire da questi stati, la mente deve imparare a ridurre gli effetti disorganizzanti prodotti da un particolare episodio di attivazione emozionale (Siegel 2001).<br />
La <strong>psicoterapia può efficacemente intervenire sui processi fisiologici di base</strong>, ed in particolare sui meccanismi di valutazione che riportano i livelli di attivazione entro margini tollerabili diminuendo l’intensità dello stato di eccitazione e limitando il numero di circuiti e gruppi neuronali coinvolti. Può sollecitare la capacità di riflessione sugli stati mentali propri e altrui, capacità che svolge un ruolo importante in questo particolare aspetto della regolazione delle emozioni. Un recupero anche parziale di queste attività corticali può consentire all’individuo di alterare le caratteristiche dello stato emotivo e di sopportare livelli di attivazione precedentemente incontrollabili.</p>
<p>Inoltre, attraverso le <strong>metodologie delle neuroscienze</strong> (studi di genetica, neuroimaging) è stato possibile stabilire l&#8217;esistenza di substrati neurobiologici che determinano la predisposizione a determinate patologie cioè a disturbi psichiatrici e della personalità, ma anche la presenza di determinate caratteristiche affettive, comportamentali, cognitive.</p>
<p>D&#8217;altro canto fattori ambientali (situazioni stressanti, farmaci, traumi) a cui la persona può essere sottoposta nelle prime fasi dello sviluppo ma anche nel corso della vita, sono fondamentali nel condizionare le modalità di evoluzione del sistema nervoso. Gli eventi ambientali, infatti, sono determinanti nell&#8217;espressione dei geni che l&#8217;individuo possiede, e quindi nella predisposizione a pattern di comportamento, a reazioni affettive o a particolari forme di psicopatologia. La variabilità del patrimonio genetico di ciascun individuo e la variabilità degli eventi ambientali spiegano la sua unicità e l&#8217;ampia eterogeneità delle manifestazioni psicopatologiche possibili.</p>
<p>E&#8217; stato inoltre ampiamente dimostrato che <em>l&#8217;esposizione ai diversi fattori ambientali modifica le connessioni sinaptiche esistenti tra i neuroni essendo l&#8217;uomo dotato di una notevole plasticità sinaptica e quindi di modificazione visibili dei contatti tra neuroni,</em> a seguito della modificazione di proteine già esistenti o della sintesi di nuove proteine, a partire da meccanismi complessi di regolazione genica.</p>
<p>Gli <strong>interventi psicologici e la <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-individuale/">psicoterapia</a> </strong>in particolare sono oggi considerati stimoli in grado di modificare il patrimonio neurobiologico dell&#8217;individuo, agendo sulla funzione trascrizionale del gene cioè sulla espressione del fenotipo attraverso la produzione di proteine specifiche che determinano il carattere di quella cellula.<br />
A questo proposito sono ritenuti fondamentali i meccanismi di Long Term Potentation (LPT) e Long Term Depression (LTD) che si susseguono in maniera dinamica garantendo la plasticità dei nostri processi di memorizzazione.</p>
<p>L&#8217;esistenza di tali processi rende possibile considerare l&#8217;ippocampo un serbatoio plastico delle informazioni. I cambiamenti indotti dagli interventi psicoterapeutici sembrano riguardare quindi ippocampo, amigdala (circuito dell&#8217;ansia) e corteccia prefrontale.</p>
<p>Diversi studi hanno dimostrato come l&#8217;esposizione a eventi stressanti nei primi anni di vita si associano a comportamenti in risposta a eventi stressanti nella vita adulta (Heim, Nemeroff 2001). Soggetti che hanno subito abusi fisici o psichici durante l&#8217;infanzia hanno una maggiore probabilità di sviluppare patologie in età adulta tra cui obesità, malattie cardiovascolari, diabete, malattie mentali (Bifulco, Brown, Adler 1991).<br />
Studi effettuati sui roditori (Mundo 2009), mostrano che una prolungata separazione dalla madre è un evento avverso sufficiente per produrre un&#8217;attivazione dell&#8217;asse ipotalamo-ipofisi- surrene a seguito di successivi eventi stressanti. Negli adulti infatti si osserva un aumentato livello d&#8217;ansia associata a rilascio di glucocorticoidi come conseguenza dell&#8217;esposizione ad eventi stressanti, diminuizione del numero di recettori presenti nell&#8217;ippocampo che sono utilizzati perchè si instauri un meccanismo di controllo (a feedback negativo) sull&#8217;attivazione del suddetto asse. Questo meccanismo rappresenta il substrato biologico dell&#8217;alterata risposta allo stress.<br />
La mancata regolazione dell&#8217;asse ipotalamo ipofisi surrene (HPA) comporta un aumento dei livelli plasmatici di glucorticoidi che hanno un effetto dannoso sull&#8217;ippocampo, determinano una perdita di neuroni, una ridotta mielinizzazione e inibizione della neurogenesi.</p>
<p>I comportamenti di attaccamento delle madri nei primi giorni di vita sono causa di un aumento, mediato dagli ormoni tiroidei, dell&#8217;attività di alcuni recettori per la serotonina (i 5HT7).<br />
Soggetti con disturbo borderline e anamnesi positiva per eventi traumatici presentano un aumentata attività dell&#8217;Hpa e livelli di ormone adrenocorticotropo e cortisolo aumentati.</p>
<h3>Livello etnico-antropologico e istituzionale</h3>
<p>Dal punto di vista <strong>Etnico-Antropologico </strong>(il versante macroistituzionale proprio della nostra comunità) ed <strong>Istituzionale</strong> (il versante dei referenti normativi e di ruolo più prossimi agli individui), incidono profondamente i recenti cambiamenti sul piano politico e culturale.</p>
<p>Questi ultimi, orientati in direzione della <em>globalizzazione, del consumo, dell’individualismo, della competitività, hanno ormai da diversi anni indotto una precarietà delle istituzioni garanti della cosiddetta “<strong>coesione sociale</strong>”</em>: il lavoro, la <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/">famiglia</a>, la sanità, le istituzioni educative e formative, non riescono più a proteggere le persone e a contenerne le ansie rispetto alle insidie di un mondo sempre più imprevedibile e indecifrabile, dove le poche risorse di oggi, possono scomparire domani.</p>
<p>Le difficoltà economiche sembrano diventare anche psicologiche, perché non sono semplicemente dovute ad una sobrietà imposta dall’appartenenza a ceti sociali stabilmente meno abbienti, ma comunque provvisti – come accadeva fino ad un paio di decenni fa – di un sistema di sostegno e tutela, capace di dare significato e fiducia rispetto al futuro.</p>
<p>L’impoverimento e l’instabilità economico-sociale, determinano un disagio che invade ampiamente il senso di sicurezza psicologica e affettiva delle persone, che sembrano così abbisognare proprio di punti di riferimento stabili, che non scompaiano in funzione della temperie finanziaria, magari scaturita da distanti ed incomprensibili contingenze dei mercati. I servizi di cura, oggi più che mai, possono essere tali se immuni il più possibile a tali andamenti e quindi non a rischio di chiusura improvvisa e senza adeguate alternative.</p>
<p>La fenomenologia del malessere psichico nel nostro tempo è inevitabilmente condizionata dalle trasformazioni culturali che soggiacciono alle scelte di indirizzo sociale ed economico che in quasi tutto il mondo si prendono, proprio perché insidiano, trasformandole o eliminandole, le istituzioni nell’ambito delle quali le persone nascono, si sviluppano e vivono.</p>
<h3>Livello sociocomunicativo</h3>
<p>La fenomenologia più evidente della contemporaneità si registra probabilmente al livello <strong>Sociocomunicativo </strong>del transpersonale.</p>
<p>Le forme del pensiero e della relazione, sono oggi profondamente segnate dal declino dei classici referenti intrapsichici, storicamente rintracciati in costrutti quali il SuperIo, la rimozione, l’Altro, ecc.</p>
<p>La disponibilità immediata del bene di consumo, sempre più effimero ed immateriale, per via della sua virtualizzazione e digitalizzazione, riduce sempre di più i margini che ci difendono dalla percezione di onnipotenza rispetto alla soddisfazione dei bisogni. Gli statuti intra ed interpersonali che impongono una proroga del mero soddisfacimento ed una simbolizzazione cognitivo-affettiva capace di sostituirsi ad esso, risultano inconsistenti.</p>
<p>La conseguenza pare essere una com-pulsione al godimento immediato che non ammette deroghe ed una identificazione rigida con maschere di autosufficienza. Pochi e deboli sembrano i garanti del limite, le autorità simboliche che decretano la dilazione spaziale e temporale della gratificazione, ossia il luogo di una reciprocità con il mondo mediata dalla rappresentazione del desiderio e dunque dal progetto (cfr. Recalcati, 2010).</p>
<p>Le emergenze psicopatologiche sembrano caratterizzate da simili vicissitudini e prendono conseguentemente le sembianze delle <em><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-affettiva/">dipendenze </a>e del narcisismo</em>. Le prime, sempre più diffuse anche in assenza di abuso di <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/wp-admin/post.php?post=428&amp;action=edit">sostanze</a>, il secondo, sempre più assoluto e strettamente connesso ad una concezione individualistica dell’affermazione di sé.<br />
Il senso di colpa nevrotico, quale espressione del conflitto con l’autorità interna, oggi è fenomeno ben presente, ma residuale, affiancato da una fenomenologia del nostro tempo, che sembra non contemplare un mondo interno popolato e vivo, né un conflitto: ecco il narcisismo più strenuo, segnale di una tragica rivendicazione, in cui i baluardi interiori sono soppiantati da immagini.</p>
<p>L’ombra della grandiosità e di quel deficit superegoico a cui si faceva riferimento, è depositata nella stupefacente moltiplicazione delle dipendenze. Oltre a quelle da sostanze, assistiamo al dilagare di forme di dipendenze molto varie. Shopping addiction, work addiction, <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/gioco-dazzardo/">gambling compulsivo</a>, <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-da-internet/">internet related pathology</a>, dipendenze sessuali (Young, 1998; Lavanco, 2001; Pani &amp; Biolcati, 2006), costituiscono, insieme a molti altri fenomeni, una costellazione letteralmente esplosa negli ultimi anni. Provando ad approfondire gli aspetti comuni a tali emergenze, colpisce l’impraticabilità dei confini, fisici e simbolici, che vengono contemporaneamente rifiutati e ricercati.</p>
<p>La frenesia del consumo sembra riflettere una profonda insofferenza nei confronti della “vicissitudine”, ossia di quel limite fisico e relazionale imposto all’uomo dal suo mondo. Le dimensioni dello spazio-tempo assumono i connotati di un ostacolo intollerabile rispetto alla gratificazione; contemporaneamente, la compulsione è la manifestazione disperata di un’insaziabile mancanza, che chiede, pretende anzi, senza possibilità di differirla, una risposta. Le fantasie e i rituali che accompagnano i dispositivi del comportamento dipendente, appaiono difatti come procedure di ricerca implicita di un limite, di un’esperienza che restituisca un significato stabile di sé in relazione all’altro, e non una soddisfazione fugace, ossia un’insoddisfazione.</p>
<p>Nelle<strong> <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-da-internet/">dipendenze da internet</a> e da realtà virtuali</strong> (Caretti &amp; La Barbera, 2001; Cantelmi, Del Miglio, Talli &amp; D’Andrea, 2000), sembrano concentrarsi emblematicamente i connotati tanto della dipendenza, quanto del narcisismo. La necessità di trovare risposte (information overload addiction), di soddisfazioni effimere (compulsive online gambling, Cybersexual addiction), di condividere regole di comportamento in comunità virtuali che finiscono per soppiantare quelle reali (role playing game, chat e community addiction), viene realizzata, attraverso il computer e la rete, finalmente senza l’intralcio dei corpi, delle distanze, delle attese, delle ferite che ogni relazione reale può comportare all’autostima (cfr: Young, 1998). La dimensione immaginaria della realtà virtuale, online od offline, costituisce lo scenario in cui la persona può dispiegare le proprie illusioni narcisistiche.</p>
<p>Nonostante le vicissitudini disgregative che sembrano agire sul solco di una relativizzazione del vincolo familiare, nel nostro territorio sembra ancora molto forte il ruolo della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/">famiglia </a>e della sua matrice. Da questo punto di vista le istanze del Transgenerazionale paiono ancora operare nella determinazione e concepimento dell’individuo. Proprio l’individuo, nella prospettiva gruppoanalitica, non è visto come un’entità separata ma come il frutto di un fitto intreccio di relazioni che lo costituiscono; egli diventa il portatore consapevole ed inconsapevole di vissuti ed esperienze che caratterizzano non solo la sua vita ma quella della sua storia familiare. Il bambino, quindi, sulla base di questi innesti primari sviluppa la sua identità:</p>
<blockquote><p>“Non esiste soltanto il bambino, ma il bambino con la madre, non soltanto con la madre, ma la madre con i suoi genitori, con il suo coniuge, con gli altri figli, con il suo lavoro, la madre nel suo mondo. È con una folla che il bambino entra in contatto e da quella folla emergono attitudini nei confronti del neonato cui il neonato risponde attraverso suoi dispositivi che organizzano l’intenzionamento del mondo in un certo modo”. (Napolitani, 2007)</p></blockquote>
<p>La <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/"><strong>famiglia</strong> </a>è intesa come campo mentale, ovvero come quella rete in cui sono condensati i significati storici e i meccanismi psicodinamici organizzatisi intorno a tali significati (talvolta miti) che consentono, facilitano o ostacolano l’individuo nei suoi compiti evolutivi.<br />
È a partire dalle elaborazioni del pensiero di Foulkes che le famiglie sono state incluse nel set(ting) della terapia gruppoanalitica; l’autore inglese scriveva:</p>
<blockquote><p>“ Era per me un passo veramente essenziale […] accettare l’intera <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-familiare/">famiglia </a>come una rete di persone da trattare tutte insieme nella stessa stanza e nello stesso tempo”.</p></blockquote>
<p>La gruppoanalisi soggettuale guarda alla <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-familiare/">famiglia </a>come a quella trama di significazione che, nel tempo e attraverso le generazioni, crea i modelli mentali attraverso i quali l’individuo entra in relazione con la realtà (sia interna che esterna). La famiglia rappresenta per l’individuo un vero e proprio universo identificatorio, all’interno del quale egli sviluppa la sua identità come complesso di relazioni interiorizzate.<br />
La terapia si pone, quindi, come luogo di comprensione e trasformazione della storia transgenerazionale e delle trame che costituiscono l’inconscio familiare ripercuotendosi nel mondo interno di ciascuno e nel suo modo di relazionarsi con il mondo.</p>
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