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	<title>Koinè - Centro Psicologi Palermo &#187; depressione</title>
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		<title>Il corpo celato. Riflessioni cliniche sui ragazzi ritirati</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 07:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Campo]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_761" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/wp-content/uploads/2016/09/1Erika-Hopper.jpg"><img class="size-medium wp-image-761" src="http://www.centropsicologipalermo.it/wp-content/uploads/2016/09/1Erika-Hopper-300x297.jpg" alt="Erika Hopper" width="300" height="297" /></a><p class="wp-caption-text">Erika Hopper</p></div>
<p>Scritto da <em>Roberta Campo</em></p>
<p>Era il 2000 quando uscì “<em>Thomas in Love</em>”, un film che affronta la storia di un ragazzo di 32 anni terrorizzato dal mondo e dalla possibilità di entrare in contatto con le persone che vi abitano. Thomas, quindi, sceglie di ripiegare nel mondo protetto della sua casa, intrattenendo relazioni esclusivamente di carattere virtuale. Nel film non c’è mai la possibilità di scrutare o intravedere il volto di Thomas: per certi versi è come se il regista Pierre Paul Renders avesse colto un aspetto centrale <strong>della psicopatologia della postmodernità</strong>, caratterizzata dall’<em>uso del corpo </em>(manipolato, celato, aggredito) come mezzo per esprimere il proprio disagio. Nel caso di Thomas, così come per tanti ragazzi ritirati socialmente che soffrono nascondendosi nella propria stanza e rifugiandosi in un mondo popolato da un immaginario incomprensibile ai più, il corpo deve essere sottratto al contatto, al tatto, alla relazione. Il corpo è un traditore perché svela emozioni che vorrebbero rimanessero nascoste e diventa fonte di vergogna.</p>
<p>L’<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/adolescenza/">adolescenza</a> di oggi è la risultante di diversi <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/crisi-paradossi-e-disagi-della-contemporaneita/">fattori familiari, politico-economici</a> e culturali che la tratteggiano in maniera completamente diversa da quella che abbiamo visto descritta in film come “Breakfast club” o “L’attimo fuggente”.</p>
<p>Per comprendere meglio come è cambiata l’adolescenza ma anche e soprattutto il modo in cui oggi si esprime il disagio è necessario interrogarsi e comprendere il modo in cui i fattori culturali hanno delle ricadute sui processi di <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/rilettura-teorico-clinica-del-modello-transpersonale-gruppoanalitico/">soggettivizzazione</a>.</p>
<p>“Vittima” di questa cultura narcisistica è la <strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/">famiglia</a></strong> che sempre più si interroga sulle caratteristiche che dovrebbe avere un buon genitore, impegnata nell’elaborazione di modalità comunicative e simboliche più consone alla realizzazione della figura del genitore amato e amabile sempre e comunque. Accoglienza e protezione sembrano essere le parole d’ordine della nuova famiglia: tutto è pensato per aiutare il figlio a divenire poliedrico e adattarsi a qualsiasi contesto, per sostenerlo a coltivare la propria indole e attitudine, per fargli esprimere al meglio le proprie potenzialità (rischiando di alimentare a volte il senso di onnipotenza e di affermazione di se oltre ogni limite). La relazione empatica garantisce il legame e permette di portare avanti il progetto educativo.<br />
<em>Le famiglie affettive, liquide, viscose, nella propria quotidianità</em>, come ci descrive perfettamente Ammaniti (2015), <em>mettono in scena delle pratiche apparentemente innocue, mascheratamente paritarie che spesso creano confusione e annullano le differenze generazionali</em>, creando spesso sofferenza quando non un vero stallo educativo. Al contrario, nel loro percorso di crescita, gli adolescenti hanno bisogno delle differenze in quanto queste sostengono il percorso evolutivo e danno senso alla relazione e al legame.<br />
Spesso il genitore veste i panni del giovane, invadendo il campo generazionale identificatorio dell’adolescente, si propone agli occhi del figlio come prestante, alla moda, eternamente complice, anche se in realtà, quando si racconta all’interno di una relazione terapeutica, egli ci parla di una propria difficoltà narcisistica ad accettare i propri limiti e mancanze; la competizione con il corpo giovane del figlio sembrerebbe volere scotomizzare la paura del proprio decadimento legato al passar degli anni.</p>
<p>Oggi, in realtà, siamo in presenza di una vera e propria <strong>emergenza pedagogica</strong>, i genitori si confrontano con domande semplicemente impensabili dai loro genitori e si chiedono costantemente quali possano essere le modalità educative più adeguate per sostenere il proprio figlio nella crescita. E le risposte a queste domande vanno trovate velocemente, perché una nuova emergenza è lì pronta a prendere il posto della precedente. Non ci si finisce di chiedere quante ore dovrebbe passare il proprio figlio davanti al pc che sorge la nuova domanda sull’età per accordarsi con i figli rispetto al possesso dello smartphone. Le domande che si fanno i genitori oggi sono tante e molteplici; sempre più spesso assistiamo a genitori preoccupati o in difficoltà nello stabilire i criteri per stabilire il <em>limen</em> tra normalità e patologia. Esce troppo o troppo poco? Il numero di amici è sufficiente? A cosa addebitare il suo silenzio relativo alla sfera affettiva e sentimentale?<br />
Consapevoli che spesso il disagio è muto fino a quando non lo vedono esplodere fantasticano di spiare il figlio sul confine intimo e segreto della sua stanza.<br />
È chiaro che, spesso, dietro tutte queste domande si cela il fantasma del ritiro sociale, isolamento, depressione.</p>
<p><em>Esposto alla pressione del mostrarsi buono e competente non è solo il genitore ma anche il giovane impegnato nella definizione della propria identità.</em><br />
La società postmoderna, infatti, è caratterizzata dalla ricerca vorace e frenetica di oggetti, il cui possesso viene rappresentato dall’individuo come motivo di realizzazione personale e di completezza, unico modo per realizzare (illusoriamente) il proprio ideale dell’IO. Gli oggetti permetterebbero per certi versi di reggere le aspettative di fascino e bellezza, di essere iperprestanti ed efficienti. All’interno di un modo sempre in connessione, il nuovo mandato sociale è quello di essere sempre vigile, attento e pronto. Se da in lato però questa connessione costante è impossibile da reggere, dall’altro sembra altrettanto impossibile sottrarvisi, se da un lato permette di nascondere e camuffare a piacere il “<em>vero Se</em>”, dall’altro ci espone ad una continua assenza di privacy. L’uso dei social e di tutti i nuovi strumenti di comunicazione comporta una “socialità allargata” dove tutti potenzialmente possiamo essere in contatto con tutti. Per i “<strong>nativi digitali</strong>” ciò sicuramente comporta un nuovo modo di “<em>sentirsi parte</em>” , rappresenta un nuovo modo di condivisione e di tessitura di relazioni significative. Ma se per qualcuno l’uso di tali tecnologie è abbastanza integrato e connesso funzionalmente con il perseguimento dei compiti evolutivi, per altri adolescenti il computer e internet diventano u n modo per sottrarsi al mondo, scegliendo la vita al di la dello schermo.<br />
Non dovrebbe per niente sorprendere, quindi, che il malessere oggi possa prendere la forma dell’isolamento e del ritiro, in quanto questa soluzione, per quanto estrema, permette al soggetto di evitare il confronto con la realizzazione di ideali sociali e familiari irraggiungibili e contemporaneamente consente al ragazzo un riparo in attesa che le acque si calmino e ove può riprendere il respiro ed elaborare con calma strategie evolutive più convincenti.</p>
<p>All’interno della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-familiare/">nostra pratica clinica quotidiana</a> non ci troviamo più ad ascoltare adolescenti che si sentono soverchiati dal senso di colpa e della paura della reazione dei propri genitori laddove scoperti per qualche trasgressione; al contrario ci troviamo davanti ad adolescenti che soffrono di una emorragia del proprio valore narcisistico. Gli adolescenti di oggi ci parlano, in contrapposizione agli ideali proposti dalla società, della loro <strong>paura di non farcela, di non essere all’altezza delle aspettative, di non essere adeguati, di non essere in grado di sostenere la competizione sociale</strong>.</p>
<blockquote><p>“Se un tempo c’era il problema di dover reprimere i propri desideri per adattarsi a nuovi ruoli sociali ora i nostri giovano hanno a che fare con un ideale dell’io che impone di manifestare i propri desideri, non preparando questi ragazzi allo scontro con la realtà e i suoi limiti. Il sentimento che nasce da questo shock è la vergogna che è difficile da debellare, costringendo quindi il soggetto ad annullarsi completamente. Sono ragazzi che desiderano scomparire ossia sottrarsi allo sguardo inquisitore dell’altro, che diventa intollerabile” (Lupi, Zavarisi, 2014, pag.77)</p></blockquote>
<p>I ragazzi che oggi sembrano essere insensibili a qualsiasi richiamo d’autorità sono gli stessi che sono pronti a “crollare” al minimo insuccesso personale. Una caratteristica che ci parla di una fragilità narcisistica, che vede l’adolescente votato ad una maggiore libertà ma contemporaneamente esposto alla perdita e alla frustrazione. Nel corso della crescita hanno interiorizzano un mandato genitoriale che li vuole protagonisti di un “Piano Grandioso”, destinato prima o poi alla prova di di realtà.<br />
Nella cultura iperprestazionale, come ci ricorda Preciado (2015), il modello normativo è quello visivo: non sembra essere un caso, infatti, che in una società in cui l’ostentazione del corpo, la ricerca di visibilità, l’ideale performante e performativo la fanno da padrone, l’adolescente scelga il proprio corpo quale teatro per esprimere il dolore mentale relativo alla crescita.<br />
Charmet lo descrive bene</p>
<blockquote><p>“il corpo dell’adolescente è spesso luogo di espressione della sofferenza e strumento di comunicazione di conflitti mentali profondi” (Charmet 2004).</p></blockquote>
<p>Gli adolescenti devono imparare a pensare il proprio corpo ma spesso quest’ultimo diventa un vero e proprio persecutore fonte di angoscia; il <strong>corpo</strong> infatti quando viene vissuto come un <strong>traditore</strong> prende le sembianze di un persecutore.<br />
La crescita impone un cambio di <strong>specchio sociale</strong>: cambiano gli interlocutori dai quali ci si aspetta approvazione e riconoscimento e questi nuovi interlocutori non hanno sempre il volto protettivo e caloroso dei genitori. I vestiti, l’abbigliamento, le mode sono la cartina tornasole per capire a che punto sono gli adolescenti rispetto al proprio percorso di crescita; tramite l’accesso ad un codice comune e condiviso dalla stessa generazione, gli adolescenti fanno capire ai pari-età quanto si sono spinti oltre nel processo di mentalizzazione del corpo e della propria sessualità.<br />
I ragazzi di oggi entrano nella fase puberale pieni di aspettative positive e a volte grandiose, con una rappresentazione più o meno nitida di quello che accadrà; ne ha parlato coi genitori, con gli insegnanti, ha ascoltato programmi in tv che esplicitamente parlano di una sfera che per anni è rimasta a gestione privata; in questo scenario nessuno si è spesso occupato realmente di sostenere l’esperienza emozionale relativa alla crescita. E così, quando al momento del <em>debutto sociale</em> le cose non vanno per come si era immaginato, gli adolescenti possono cadere nelle soluzioni chirurgiche o chimiche offerte dalla stessa società che ne origina la sofferenza (<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/cioccupiamodi/dipendenze-senza-sostanza/">dipendenze</a>, <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/cioccupiamodi/i-disturbi-del-comportamento-alimentare-dca/">anoressia</a>, ritiro sociale…).<br />
Il ragazzo ritirato vuole sottrarsi allo sguardo reale dell’altro proprio come Thomas. Spesso sono convinti di non avere nulla da dare, soffrono per qualsiasi imperfezione possono rintracciare nell’immagine di sé e tale “bruttezza” viene isolata nel corpo facendo del corpo un vero e proprio persecutore. L&#8217;adolescente fa in effetti fatica a mentalizzare in questi casi le trasformazioni puberali che rendono il corpo goffo, impacciato e a volte anche un pò sgraziato.</p>
<p>Il corpo che con l’avvento della pubertà aveva promesso felicità, prestanza, potenza, forza, tradisce perché sede delle manifestazioni umorali che mettono a nudo la propria fragilità.<br />
Il <em>rapporto con l’altro</em> è vissuto come doloroso, in quanto ci si espone al giudizio e alla paura di essere isolati e rifiutati. Il giovane che sperimenta il vissuto di inadeguatezza e di non essere all’altezza è spesso destinato ad essere preso in ostaggio della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/il-corpo-della-vergogna-adolescenza-e-nuove-forme-di-malessere/">vergogna</a>. Questa ha sicuramente un potenziale dirompente con conseguente sensazione di sfaldamento dei confini identitari. I ragazzi ritirati desiderano sottrarre il corpo, quel corpo che si vergogna e che tradisce alla vista dell’altro, non senza un vissuto di perdita. I ragazzi, infatti, desidererebbero avere relazioni di amicizia e sentimentali, ma ne rifuggono accuratamente in quanto l’altro potrebbe rifiutare e assumere la maschera di quel giudice dal quale tanto acrobaticamente rifugge.</p>
<p><strong>In scacco vi è il compito evolutivo inerente la mentalizzazione del proprio corpo sessuato, complementare mortale, e virile </strong>(la maggior parte dei ragazzi ritirati sono di sesso maschile). Conseguentemente, nella scelta di isolarsi e di sottrarsi allo sguardo altrui si può rintracciare il tentativo di fermare il tempo e posticipare a data da destinarsi il proprio debutto sociale, nell’attesa di fare ordine e di imparare il “come si fa”.</p>
<p>Bibliografia<br />
&#8211; Ammaniti M. (2015), <em>La famiglia adolescente</em>, La Terza, Bari.<br />
&#8211; Lupi A.,Zavarise G. (2014), <em>La rappresentazione del Sè, dell&#8217;oggetto genitoriale e d&#8217;amore</em>, in Cooperativa Minotauro (2014). La bruttezza immaginaria &#8211; Intervento clinico con ragazzi ritirati. Attidell’evento culturale tenutosi a Milano il 9 e 10 maggio2014.<br />
&#8211; Maggiolini A., Charmet G.P. (2004) (a cura di), <em>Manuale di psicologia dell&#8217;adolescenza: compiti e conflitti, Franco Angeli</em>, Milano.<br />
http://www.telecomitalia.com/content/dam/telecomitalia/Generalistic-images/Documenti/ricerca.pdf<br />
&#8211; Preciado P. B. (20015), <em>Testo tossico</em>, Fandango Libri, Roma.</p>
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		<title>Sostanze di consumo e post-modernità</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 18:21:04 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Gli imperativi sociali contemporanei tratteggiano una figura antropologica di uomo adattato e integrato nel mondo, una sorta di self-made-man che, se da un lato stimola gli individui a correre rischi a livello personale e professionale, dall’altro non fa altro che aumentare il senso dell’incertezza rispetto ai risultati delle proprie scelte.</h2>
<p>Prendere delle scelte, quindi, significa essere esposti potenzialmente ad un <em>rischio</em> da esiti negativi e ad<em> un sentimento di insicurezza</em> derivante proprio dalla probabilità di fallimento. Ciò, di fatto, ha come conseguenza principale quella di rendere gli esseri umani più sensibili a rimedi chimici che permettano loro di far fronte a tutti questi sentimenti percepiti come poco funzionali all&#8217;<em>adattamento sociale</em> in un mondo il cui ideale è quello dell’uomo di successo.</p>
<p><span id="more-634"></span></p>
<p>Sembra, così, innescarsi un circolo vizioso: gli individui, permeati dalla <strong>logica della prestazione </strong>e della <strong>velocità psichica</strong> (correlato psicologico della velocità che caratterizza la società attuale: velocità dei mezzi di trasporto, dei mezzi di comunicazione di massa) desiderano essere uomini affermati e apprezzati a livello sociale; contemporaneamente si sentono esposti a sentimenti spiacevoli in contraddizione con le caratteristiche che li qualificherebbero come persone di successo.</p>
<p>L’<strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/uso-di-sostanze-e-tossicodipendenza/" target="_blank">utilizzo di droghe e di farmaci</a> </strong>sembra essere allora un modo per affrontare questi sentimenti senza che questi possano mettere a rischio il precario equilibrio psico-fisico della persona.</p>
<p>Il <strong>sentimento di incertezza nei confronti del futuro</strong>, infatti, sembra essere alla base di un nuovo bisogno di sicurezza e controllo complessivo degli eventi, e l’utilizzo di sostanze psicoattive potrebbe favorire, anche solo momentaneamente e per un breve periodo di tempo, la sensazione di potere controllare il proprio funzionamento mentale e fisico nella direzione voluta e desiderata adeguandosi mimeticamente e adattativamente allo scenario globale generale.</p>
<p>Ingrosso (1999, 2003), a proposito dei <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/rilettura-teorico-clinica-del-modello-transpersonale-gruppoanalitico/" target="_blank">grandi cambiamenti epocali</a> che hanno investito la società attuale segnala la presenza di un <em>immaginario iperprestativo</em> intendendo con questo un immaginario permeato da fantasie di potenziamento a più livelli. Secondo l’autore ciò si inquadra</p>
<blockquote><p>“in uno scenario di manipolazione tecnologica del sistema psicosomatico e relazionale-comunicativo dei soggetti finalizzato al soddisfacimento di bisogni o desideri di tipo esplorativo (di emozioni, sensazioni, ecc.), socializzante, curativo, contenitivo (di paure, angosce, ecc.), ricreativo, operativo, creativo, simbolico e così via”. (Ingrosso, 1999, pag. 14).</p></blockquote>
<p>Ciò significa essere prestanti nel lavoro e nel tempo libero, efficienti e socievoli nelle relazioni, protagonisti attivi della propria vita e di quella altrui, dinamici e disinvolti sempre e comunque.</p>
<p>Basti pensare alla diffusione di interventi chirurgici volti a cambiare l’aspetto del proprio corpo (chirurgia plastica ed estetica, piercing e tatuaggi), allo sviluppo di tecnologie che aumentano la capacità di memoria e di elaborazione delle informazioni (limiti naturalmente imposti all’uomo), allo studio e alla ricerca delle biotecnologie capaci di sfidare i limiti imposti dalla morte. E ancora, alla massiccia diffusione di videogiochi e software di simulazione della realtà in cui la persona si immerge totalmente.</p>
<p>Le <strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-da-internet/" target="_blank">tecnologie moderne</a></strong>, così come le droghe, permettono e sono alla base di un nuovo modo di concepire le relazioni mente-corpo: il mondo del “virtuale” apre le porte ad una diversa modalità di interazione con il proprio corpo <em>“allargando enormemente i confini del possibile e dando occasione al singolo di interagire, e alle volte perfino di creare, i propri contesti di vita” </em>(Maggiolini, Grassi,pag. 27).</p>
<p>In quasi tutto il mondo occidentale l’uomo si trasforma in <em><strong>cyborg</strong></em>, una figura metaforica fantascientifica metà uomo e metà robot. Il cyborg sembra essere l’espressione di una ossessiva necessità di manipolazione della natura umana.</p>
<p>L’essere umano ha imparato a programmare i momenti in cui potere vivere passioni, sentimenti e le emozioni. Tale livello di controllo servirebbe all’individuo di preservarsi da pericoli “esterni”: la programmazione delle emozioni in contesti controllati eviterebbe che queste si possano presentare all’improvviso; laddove questo dovesse succedere il rischio sarebbe il crollo di tutte quelle difese maniacali che, fino a quel momento gli avevano permesso di controllare tutti gli eventi percepiti come minaccia dei fragili equilibri della propria quotidianità (Martignoni, 2001/2002).</p>
<blockquote><p>“Ognuno di noi è privo di garanzia di successo e pieno di incertezza (…). Infinite solitudini delle persone con una difficoltà maggiore ad incontrarsi con gli altri nel sociale, fino alla nuova paura di mettersi a nudo davanti agli altri con i propri sentimenti e la propria personalità autentica rischiando magari una dolorosa frustrazione (…). Una planetaria perdita del legame sociale e del conseguente sentimento di isolamento dell’individuo che ognuno a modo suo cerca di colmare attraverso contatti programmati e confezionati” (Di Gregorio, 2004: pag 52).</p></blockquote>
<p>La ricerca, senza compromessi, di una soluzione magica alla zavorra dei sentimenti umani sembra la richiesta bisognosa di un mondo <em>iper</em>.<br />
A partire da quanto detto appare chiaro come il “<em>problema</em>” droga, infatti, non coinvolga semplicemente i <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/adolescenza/" target="_blank">giovani</a>, anzi, secondo alcuni Autori (Amendt, 2004; Ingrosso, 1999; Martignoni, 2005) sarebbe semplicemente il sintomo visibile di una società che necessita di sostanze e di additivi chimici e psicologici volti alla ricerca di un sollievo alle <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/ansia-e-fobie/" target="_blank">ansie </a>prodotte dall’attuale configurazione sociale.</p>
<p>Amendt, ad esempio, parla di psicodroghe riferendosi ai farmaci in quanto questi ultimi ormai verrebbero utilizzati come modo per <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/disturbi-della-regolazione-delle-emozioni-e-degli-impulsi/" target="_blank">regolare i propri stati mentali interni</a>.</p>
<blockquote><p>“Nel mondo globalizzato e deregolamentato del futuro, le sostanze psicoattive, che influenzano il comportamento nella misura in cui modificano il senso di sé, diventeranno irrinunciabili non solo come genere voluttuario – just for fun – ma anche come strumenti di intervento sociale” (p.11).</p></blockquote>
<p>Così, una persona che si sente leggermente <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/depressione/" target="_blank">depresso</a> ricorrerà all’uso di antidepressivi in modo da non compromettersi come ingranaggio di una più ampia catena produttiva. È chiaro come le droghe farmaceutiche e le sostanze psicoattive in genere pilotino, secondo l’Autore, sentimenti umani, li offuscano, li canalizzano, li controllano ma raramente li chiariscono.</p>
<p>Il “nuovo” rapporto con le sostanze psicoattive, per quanto per certi versi ancora perturbante la morale collettiva, sembra essere integrata ed egosintonica rispetto ad alcune caratteristiche del periodo attuale – velocità, consumismo, efficienza, rischio.</p>
<p>Secondo Amendt, il modello del self made man in ambito di consumi di sostanze si tradurrebbe in <strong>un’immagine ipermedicalizzata della sofferenza</strong>: piuttosto che interrogarsi sull’emozione disturbante, l’individuo post-moderno preferirebbe renderla silenziosa tramite l’assunzione di farmaci (antidepressivi, ansiolitici…).<br />
La <strong>strada farmacologica</strong> per l’incremento delle prestazioni lavorative e per il gioioso e rilassato godimento rappresenta la via più facile per risolvere i problemi, sociali e individuali.<br />
L’elemento che sembra caratterizzare indistintamente tutti i consumi di sostanze psicoattive sembra essere quello che Amendt (2004) definisce “<em>processo di strisciante farmacologizzazione della realtà</em>” (pag. 9) o, come altrimenti lo definisce Ingrosso, “<em>effetto supermarket</em>” (Ingrosso, 1999, 2003).</p>
<p>Da un lato si evidenzia come l’attuale condizione umana, quella del mondo globalizzato e de-regolamentato, necessiti sempre di più di protesi esterne per riuscire a rendere la vita tollerabile psicologicamente.. Dall’altro si evidenzia come i mercati legali e illegali delle droghe/farmaci proliferino al punto da essere riusciti a creare la sostanza giusta per il raggiungimento di qualsiasi effetto psicofisico (Ingrosso, 2003; Petroni, 2004).</p>
<p>Le persone in questo modo avrebbero la possibilità di scegliere la sostanza giusta a partire da uno specifico desiderio, in modo da creare un connubio inscindibile tra la farmacopea della droga (Collin, 1998) e la farmacopea dei desideri (Ingrosso,1999), in perfetta linea con l’ideale basico dell’<em>immaginario iperprestativo</em>.</p>
<p>Così a tutti è permesso di essere felici, scattanti, allegri, spavaldi, coraggiosi, impavidi a dispetto di quei sentimenti di incertezza che provengono dal sociale. All’interno di questa prospettiva, la possibilità di disporre di un mezzo tecnico (naturale, chimico o tecnologico), con poteri quasi magici, permette alle persone di potere vivere con la sola immaginazione</p>
<blockquote><p>“una breve esperienza di onnipotenza che allontana, anche solo per un breve lasso di tempo, il sentimento sgradevole di impotenza e di sottomissione a poteri forti e sconosciuti, dentro e fuori i propri confini (…), che serve a ridimensionare il senso della minaccia che proviene dal sociale” (Di Gregorio, 2004).</p></blockquote>
<p>Quanto detto fino ad ora serve a segnalare una particolare rappresentazione del corpo, sempre più visto come corpo-macchina e meno come corpo-soma investito affettivamente e simbolicamente (Martignoni, 2005).</p>
<p>Come dice Lo Verso (2003) il Sé somatico è il grande rimosso del post-moderno; il corpo concreto, che vibra, che tocca e che sente con l’altro sembra essere un corpo che non riesce a trovare più territorialità: un corpo che parla del desiderio della relazione con un altro che può anche rifiutare, un corpo che espone a sentimenti imprevedibili, spesso difficilmente controllabili (le passioni ad esempio), un corpo vivente che gioca con altri corpi, un corpo che può essere indesiderato perché perennemente ricordante i limiti materiali di ognuno e potenzialmente imperfetto e caduco.</p>
<p><strong>Il corpo-macchina</strong>, al contrario, sembrerebbe essere il contenitore virtualizzato di un Sé logico, razionale, preciso e dedito all’azione. È come se fossimo in presenza di un iper-funzionamento della mente sempre più disancorata dal proprio corpo. Martignoni (2005) evidenzia come il processo a cui si è assistito è stato una progressivo passaggio dal corpo biologico al corpo cellulare luogo del <strong>fu<em>nzionamento cyborg</em></strong>.</p>
<p>Bibliografia<br />
&#8211; Amendt G. (2004), No drug, no future, Feltrinelli, Milano.<br />
&#8211; Di Blasi M. (a cura di) (2003), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Collin M., Stati di alterazione. La storia della cultura Ecstasy e dell’Acid House, Oscar, Saggi Mondadori, 1998.<br />
&#8211; Di Gregorio L. (2004), Psicopatologia del cellulare, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Ingrosso M., (2003) “Pluralizzazione delle droghe e immaginario iperprestativo” in &#8211; Di Blasi M. (a cura di), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Ingrosso M. (1999), “Nuove droghe, nuove idee”, Animazione Sociale, Novembre, (pp 9-25)<br />
&#8211; Lo Verso G. (2003), “Prefazione” in Di Blasi M. (a cura di), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Maggiolini A., Grassi R. (2003), “Droghe e culture adolescenziali: una ricerca sugli atteggiamenti degli adolescenti verso le droghe”, in Maggiolini A.(a cura di), Sballare per crescere. La prevenzione delle droghe a scuola, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Maggiolini A.(a cura di) (2003), Sballare per crescere. La prevenzione delle droghe a scuola, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Martignoni G. (2001/2002), “La clinica dei fluidi e l’incerto abitare”, in Atti “Il maggio di Alice”. Proposta di un percorso attorno alla tossicodipendenza, II°-III° edizione.<br />
&#8211; Martignoni G., (2005), “Tossicodipendenza. Una malattia dell’‘anima del mondo’, un ‘isotopo culturale’ o solo una categoria psicopatologica” in Caretti V., La Barbera D., (a cura di), Le dipendenze patologiche. Clinica e psicopatologia, Raffaello Cortina Editore, Milano.<br />
&#8211; Petroni A., (2004), Droghe Legali, Castelvecchi, Roma.</p>
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