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	<title>Koinè - Centro Psicologi Palermo &#187; modello transpersonale</title>
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		<title>Il corpo celato. Riflessioni cliniche sui ragazzi ritirati</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2016 07:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Campo]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_761" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/wp-content/uploads/2016/09/1Erika-Hopper.jpg"><img class="size-medium wp-image-761" src="http://www.centropsicologipalermo.it/wp-content/uploads/2016/09/1Erika-Hopper-300x297.jpg" alt="Erika Hopper" width="300" height="297" /></a><p class="wp-caption-text">Erika Hopper</p></div>
<p>Scritto da <em>Roberta Campo</em></p>
<p>Era il 2000 quando uscì “<em>Thomas in Love</em>”, un film che affronta la storia di un ragazzo di 32 anni terrorizzato dal mondo e dalla possibilità di entrare in contatto con le persone che vi abitano. Thomas, quindi, sceglie di ripiegare nel mondo protetto della sua casa, intrattenendo relazioni esclusivamente di carattere virtuale. Nel film non c’è mai la possibilità di scrutare o intravedere il volto di Thomas: per certi versi è come se il regista Pierre Paul Renders avesse colto un aspetto centrale <strong>della psicopatologia della postmodernità</strong>, caratterizzata dall’<em>uso del corpo </em>(manipolato, celato, aggredito) come mezzo per esprimere il proprio disagio. Nel caso di Thomas, così come per tanti ragazzi ritirati socialmente che soffrono nascondendosi nella propria stanza e rifugiandosi in un mondo popolato da un immaginario incomprensibile ai più, il corpo deve essere sottratto al contatto, al tatto, alla relazione. Il corpo è un traditore perché svela emozioni che vorrebbero rimanessero nascoste e diventa fonte di vergogna.</p>
<p>L’<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/adolescenza/">adolescenza</a> di oggi è la risultante di diversi <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/crisi-paradossi-e-disagi-della-contemporaneita/">fattori familiari, politico-economici</a> e culturali che la tratteggiano in maniera completamente diversa da quella che abbiamo visto descritta in film come “Breakfast club” o “L’attimo fuggente”.</p>
<p>Per comprendere meglio come è cambiata l’adolescenza ma anche e soprattutto il modo in cui oggi si esprime il disagio è necessario interrogarsi e comprendere il modo in cui i fattori culturali hanno delle ricadute sui processi di <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/rilettura-teorico-clinica-del-modello-transpersonale-gruppoanalitico/">soggettivizzazione</a>.</p>
<p>“Vittima” di questa cultura narcisistica è la <strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/">famiglia</a></strong> che sempre più si interroga sulle caratteristiche che dovrebbe avere un buon genitore, impegnata nell’elaborazione di modalità comunicative e simboliche più consone alla realizzazione della figura del genitore amato e amabile sempre e comunque. Accoglienza e protezione sembrano essere le parole d’ordine della nuova famiglia: tutto è pensato per aiutare il figlio a divenire poliedrico e adattarsi a qualsiasi contesto, per sostenerlo a coltivare la propria indole e attitudine, per fargli esprimere al meglio le proprie potenzialità (rischiando di alimentare a volte il senso di onnipotenza e di affermazione di se oltre ogni limite). La relazione empatica garantisce il legame e permette di portare avanti il progetto educativo.<br />
<em>Le famiglie affettive, liquide, viscose, nella propria quotidianità</em>, come ci descrive perfettamente Ammaniti (2015), <em>mettono in scena delle pratiche apparentemente innocue, mascheratamente paritarie che spesso creano confusione e annullano le differenze generazionali</em>, creando spesso sofferenza quando non un vero stallo educativo. Al contrario, nel loro percorso di crescita, gli adolescenti hanno bisogno delle differenze in quanto queste sostengono il percorso evolutivo e danno senso alla relazione e al legame.<br />
Spesso il genitore veste i panni del giovane, invadendo il campo generazionale identificatorio dell’adolescente, si propone agli occhi del figlio come prestante, alla moda, eternamente complice, anche se in realtà, quando si racconta all’interno di una relazione terapeutica, egli ci parla di una propria difficoltà narcisistica ad accettare i propri limiti e mancanze; la competizione con il corpo giovane del figlio sembrerebbe volere scotomizzare la paura del proprio decadimento legato al passar degli anni.</p>
<p>Oggi, in realtà, siamo in presenza di una vera e propria <strong>emergenza pedagogica</strong>, i genitori si confrontano con domande semplicemente impensabili dai loro genitori e si chiedono costantemente quali possano essere le modalità educative più adeguate per sostenere il proprio figlio nella crescita. E le risposte a queste domande vanno trovate velocemente, perché una nuova emergenza è lì pronta a prendere il posto della precedente. Non ci si finisce di chiedere quante ore dovrebbe passare il proprio figlio davanti al pc che sorge la nuova domanda sull’età per accordarsi con i figli rispetto al possesso dello smartphone. Le domande che si fanno i genitori oggi sono tante e molteplici; sempre più spesso assistiamo a genitori preoccupati o in difficoltà nello stabilire i criteri per stabilire il <em>limen</em> tra normalità e patologia. Esce troppo o troppo poco? Il numero di amici è sufficiente? A cosa addebitare il suo silenzio relativo alla sfera affettiva e sentimentale?<br />
Consapevoli che spesso il disagio è muto fino a quando non lo vedono esplodere fantasticano di spiare il figlio sul confine intimo e segreto della sua stanza.<br />
È chiaro che, spesso, dietro tutte queste domande si cela il fantasma del ritiro sociale, isolamento, depressione.</p>
<p><em>Esposto alla pressione del mostrarsi buono e competente non è solo il genitore ma anche il giovane impegnato nella definizione della propria identità.</em><br />
La società postmoderna, infatti, è caratterizzata dalla ricerca vorace e frenetica di oggetti, il cui possesso viene rappresentato dall’individuo come motivo di realizzazione personale e di completezza, unico modo per realizzare (illusoriamente) il proprio ideale dell’IO. Gli oggetti permetterebbero per certi versi di reggere le aspettative di fascino e bellezza, di essere iperprestanti ed efficienti. All’interno di un modo sempre in connessione, il nuovo mandato sociale è quello di essere sempre vigile, attento e pronto. Se da in lato però questa connessione costante è impossibile da reggere, dall’altro sembra altrettanto impossibile sottrarvisi, se da un lato permette di nascondere e camuffare a piacere il “<em>vero Se</em>”, dall’altro ci espone ad una continua assenza di privacy. L’uso dei social e di tutti i nuovi strumenti di comunicazione comporta una “socialità allargata” dove tutti potenzialmente possiamo essere in contatto con tutti. Per i “<strong>nativi digitali</strong>” ciò sicuramente comporta un nuovo modo di “<em>sentirsi parte</em>” , rappresenta un nuovo modo di condivisione e di tessitura di relazioni significative. Ma se per qualcuno l’uso di tali tecnologie è abbastanza integrato e connesso funzionalmente con il perseguimento dei compiti evolutivi, per altri adolescenti il computer e internet diventano u n modo per sottrarsi al mondo, scegliendo la vita al di la dello schermo.<br />
Non dovrebbe per niente sorprendere, quindi, che il malessere oggi possa prendere la forma dell’isolamento e del ritiro, in quanto questa soluzione, per quanto estrema, permette al soggetto di evitare il confronto con la realizzazione di ideali sociali e familiari irraggiungibili e contemporaneamente consente al ragazzo un riparo in attesa che le acque si calmino e ove può riprendere il respiro ed elaborare con calma strategie evolutive più convincenti.</p>
<p>All’interno della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-familiare/">nostra pratica clinica quotidiana</a> non ci troviamo più ad ascoltare adolescenti che si sentono soverchiati dal senso di colpa e della paura della reazione dei propri genitori laddove scoperti per qualche trasgressione; al contrario ci troviamo davanti ad adolescenti che soffrono di una emorragia del proprio valore narcisistico. Gli adolescenti di oggi ci parlano, in contrapposizione agli ideali proposti dalla società, della loro <strong>paura di non farcela, di non essere all’altezza delle aspettative, di non essere adeguati, di non essere in grado di sostenere la competizione sociale</strong>.</p>
<blockquote><p>“Se un tempo c’era il problema di dover reprimere i propri desideri per adattarsi a nuovi ruoli sociali ora i nostri giovano hanno a che fare con un ideale dell’io che impone di manifestare i propri desideri, non preparando questi ragazzi allo scontro con la realtà e i suoi limiti. Il sentimento che nasce da questo shock è la vergogna che è difficile da debellare, costringendo quindi il soggetto ad annullarsi completamente. Sono ragazzi che desiderano scomparire ossia sottrarsi allo sguardo inquisitore dell’altro, che diventa intollerabile” (Lupi, Zavarisi, 2014, pag.77)</p></blockquote>
<p>I ragazzi che oggi sembrano essere insensibili a qualsiasi richiamo d’autorità sono gli stessi che sono pronti a “crollare” al minimo insuccesso personale. Una caratteristica che ci parla di una fragilità narcisistica, che vede l’adolescente votato ad una maggiore libertà ma contemporaneamente esposto alla perdita e alla frustrazione. Nel corso della crescita hanno interiorizzano un mandato genitoriale che li vuole protagonisti di un “Piano Grandioso”, destinato prima o poi alla prova di di realtà.<br />
Nella cultura iperprestazionale, come ci ricorda Preciado (2015), il modello normativo è quello visivo: non sembra essere un caso, infatti, che in una società in cui l’ostentazione del corpo, la ricerca di visibilità, l’ideale performante e performativo la fanno da padrone, l’adolescente scelga il proprio corpo quale teatro per esprimere il dolore mentale relativo alla crescita.<br />
Charmet lo descrive bene</p>
<blockquote><p>“il corpo dell’adolescente è spesso luogo di espressione della sofferenza e strumento di comunicazione di conflitti mentali profondi” (Charmet 2004).</p></blockquote>
<p>Gli adolescenti devono imparare a pensare il proprio corpo ma spesso quest’ultimo diventa un vero e proprio persecutore fonte di angoscia; il <strong>corpo</strong> infatti quando viene vissuto come un <strong>traditore</strong> prende le sembianze di un persecutore.<br />
La crescita impone un cambio di <strong>specchio sociale</strong>: cambiano gli interlocutori dai quali ci si aspetta approvazione e riconoscimento e questi nuovi interlocutori non hanno sempre il volto protettivo e caloroso dei genitori. I vestiti, l’abbigliamento, le mode sono la cartina tornasole per capire a che punto sono gli adolescenti rispetto al proprio percorso di crescita; tramite l’accesso ad un codice comune e condiviso dalla stessa generazione, gli adolescenti fanno capire ai pari-età quanto si sono spinti oltre nel processo di mentalizzazione del corpo e della propria sessualità.<br />
I ragazzi di oggi entrano nella fase puberale pieni di aspettative positive e a volte grandiose, con una rappresentazione più o meno nitida di quello che accadrà; ne ha parlato coi genitori, con gli insegnanti, ha ascoltato programmi in tv che esplicitamente parlano di una sfera che per anni è rimasta a gestione privata; in questo scenario nessuno si è spesso occupato realmente di sostenere l’esperienza emozionale relativa alla crescita. E così, quando al momento del <em>debutto sociale</em> le cose non vanno per come si era immaginato, gli adolescenti possono cadere nelle soluzioni chirurgiche o chimiche offerte dalla stessa società che ne origina la sofferenza (<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/cioccupiamodi/dipendenze-senza-sostanza/">dipendenze</a>, <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/cioccupiamodi/i-disturbi-del-comportamento-alimentare-dca/">anoressia</a>, ritiro sociale…).<br />
Il ragazzo ritirato vuole sottrarsi allo sguardo reale dell’altro proprio come Thomas. Spesso sono convinti di non avere nulla da dare, soffrono per qualsiasi imperfezione possono rintracciare nell’immagine di sé e tale “bruttezza” viene isolata nel corpo facendo del corpo un vero e proprio persecutore. L&#8217;adolescente fa in effetti fatica a mentalizzare in questi casi le trasformazioni puberali che rendono il corpo goffo, impacciato e a volte anche un pò sgraziato.</p>
<p>Il corpo che con l’avvento della pubertà aveva promesso felicità, prestanza, potenza, forza, tradisce perché sede delle manifestazioni umorali che mettono a nudo la propria fragilità.<br />
Il <em>rapporto con l’altro</em> è vissuto come doloroso, in quanto ci si espone al giudizio e alla paura di essere isolati e rifiutati. Il giovane che sperimenta il vissuto di inadeguatezza e di non essere all’altezza è spesso destinato ad essere preso in ostaggio della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/il-corpo-della-vergogna-adolescenza-e-nuove-forme-di-malessere/">vergogna</a>. Questa ha sicuramente un potenziale dirompente con conseguente sensazione di sfaldamento dei confini identitari. I ragazzi ritirati desiderano sottrarre il corpo, quel corpo che si vergogna e che tradisce alla vista dell’altro, non senza un vissuto di perdita. I ragazzi, infatti, desidererebbero avere relazioni di amicizia e sentimentali, ma ne rifuggono accuratamente in quanto l’altro potrebbe rifiutare e assumere la maschera di quel giudice dal quale tanto acrobaticamente rifugge.</p>
<p><strong>In scacco vi è il compito evolutivo inerente la mentalizzazione del proprio corpo sessuato, complementare mortale, e virile </strong>(la maggior parte dei ragazzi ritirati sono di sesso maschile). Conseguentemente, nella scelta di isolarsi e di sottrarsi allo sguardo altrui si può rintracciare il tentativo di fermare il tempo e posticipare a data da destinarsi il proprio debutto sociale, nell’attesa di fare ordine e di imparare il “come si fa”.</p>
<p>Bibliografia<br />
&#8211; Ammaniti M. (2015), <em>La famiglia adolescente</em>, La Terza, Bari.<br />
&#8211; Lupi A.,Zavarise G. (2014), <em>La rappresentazione del Sè, dell&#8217;oggetto genitoriale e d&#8217;amore</em>, in Cooperativa Minotauro (2014). La bruttezza immaginaria &#8211; Intervento clinico con ragazzi ritirati. Attidell’evento culturale tenutosi a Milano il 9 e 10 maggio2014.<br />
&#8211; Maggiolini A., Charmet G.P. (2004) (a cura di), <em>Manuale di psicologia dell&#8217;adolescenza: compiti e conflitti, Franco Angeli</em>, Milano.<br />
http://www.telecomitalia.com/content/dam/telecomitalia/Generalistic-images/Documenti/ricerca.pdf<br />
&#8211; Preciado P. B. (20015), <em>Testo tossico</em>, Fandango Libri, Roma.</p>
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		<title>Centro clinico &#8211; Un progetto di psicoterapia democratica</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 14:51:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il progetto del centro clinico nasce dall&#8217;elaborazione del concetto di psicoterapia democratica come espressione di servizio accessibile a tutti. La psicoterapia democratica ha come strumento di cura la psicoterapia ad orientamento psicodinamico e come statuto quello di creare delle condizioni di accessibilità ad ampio raggio. In termini concreti questo si traduce in un tariffario differenziato [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Il progetto del centro clinico nasce dall&#8217;elaborazione del concetto di psicoterapia democratica come espressione di servizio accessibile a tutti.</h2>
<p><strong>La psicoterapia democratica ha come strumento di cura la psicoterapia ad orientamento psicodinamico e come statuto quello di creare delle condizioni di accessibilità ad ampio raggio. In termini concreti questo si traduce in un tariffario differenziato e conforme a diverse fasce di reddito. Con questa peculiarità si intende colmare una lacerazione creata dal corto circuito tra disagio e possibilità di cura.</strong></p>
<p>In relazione ai tagli riguardanti la sanità pubblica il dipartimento di salute mentale ha ridotto notevolmente le risorse interne e, di conseguenza, la possibilità di cura. Allo stesso tempo la crisi ha reso impraticabile, per buona fetta della popolazione, rivolgersi al privato. L&#8217;aumento della crisi economica, la diminuzione delle risorse curanti coincidono inoltre con un aumento del malessere sociale.</p>
<p><span id="more-660"></span></p>
<p>All&#8217;interno di questa riflessione una risposta a tale paradosso ci è sembrata quella di ideare un sistema di cura che, pur provenendo dal “privato”, possa creare un punto di contatto tra il potenziale professionale di cui il nostro gruppo si è dotato in questi anni di formazione e lavoro e la crescente domanda di cura.</p>
<p><strong>L&#8217;adeguamento dei costi alle possibilità dell&#8217;utenza ci è sembrato un punto di partenza per riavvicinare la clinica, in quanto istituzione curante, con l&#8217;utenza, orfana di possibili prese in carico da parte del servizio pubblico.</strong></p>
<p>Questa elaborazione nasce da operatori della salute mentale che sperimentano al contempo le problematiche relative ai cambiamenti delle condizione lavorative e, contemporaneamente, l&#8217;impossibilità di inserirsi nel sistema istituzionale deputato alla cura. Da questa condizione di privazione e di precarietà nasce tale proposta che, in questi termini, rappresenta il punto di incontro tra due esigenze: quella di una utenza che viene espulsa o “poco trattata” negli ambiti destinati alla cura e quella di “curanti” che si trovano spesso a dover adeguarsi ad una scelta obbligata, quella di tentare la via del privato.<br />
Organizzare un servizio che possa risultare ibrido, non troppo privato né pubblico, ci è sembrata l&#8217;alternativa possibile.</p>
<h3>Un sistema di cura adeguato alla contemporaneità</h3>
<p>La crisi economica e sociale a cui si tenta di dare risposta attraverso il progetto che presentiamo, non suggerisce soltanto una rimodulazione sul piano fin qui esposto, ma interroga i professionisti che intendono proporsi come fautori di un sistema di cura adeguato alla contemporaneità, anche sul piano prettamente teorico e clinico. La letteratura degli ultimi anni segnala su più fronti questa necessità ed il progetto del <em><strong>Centro clinico</strong> intende corrispondervi, proponendo un’attenzione alle nuove forme di sofferenza psicologica, sia nelle loro declinazioni fenomenologiche, che rispetto alla loro comprensione, concettualizzazione e cura.</em></p>
<p><strong>Un Centro clinico che si apre al territorio della nostra contemporaneità, non può trascurare tanto la dimensione dell’impoverimento materiale, quanto di quello simbolico-affettivo</strong>, qui argomentati.</p>
<p>Il progetto che lo riguarda implica uno sguardo teorico, clinico e politico all’attualità e intende proporre metodi e dispositivi orientati a dare una risposta alle domande esplicite ed implicite che da essa scaturiscono.<br />
Utilizzando la trama offerta dalla <strong>teoria gruppoanalitica</strong>, l’idea del Centro Clinico si pone quale proponimento progettuale per il territorio nel territorio. Essa costituisce un aspetto integrante della comunità e del suo tessuto transpersonale, quale espressione del suo versante Politico-Ambientale. La realtà che si intende proporre, vuole sostenere il <em>senso di sicurezza e di progettualità </em>delle persone nel loro mondo, assolvendo alla funzione di contenitore delle ansie ed incubatore delle prospettive di vita. In questo senso si propone il <strong>Centro clinico come un luogo che rassicuri riguardo alla stabilità e alla longevità del tempo della cura e alla sua reale praticabilità, nella consapevolezza che la coesione sociale si pratica nell’ambito di una responsabilità condivisa dalla comunità, quindi in funzione delle sue risorse complessive e non del potere d’acquisto dei singoli.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo progetto ha trovato spazi di elaborazione all&#8217;interno del laboratorio di gruppoanalisi, da molti vissuto come l&#8217;estensione naturale della scuola di specializzazione, la COIRAG, all&#8217;interno della quale tutti noi ci siamo specializzati.<br />
Il laboratorio è il luogo di condivisione di saperi e di commistione, dove gruppi di covisione, supervisione e di studio si avvicendano con l&#8217;obiettivo comune di accrescere la riflessione intorno alla pratica psicoterapeutica.<br />
La proposta qui descritta ha trovato un primo punto di concepimento e riflessione in uno di questi spazi per poi essere rilanciato a vari livelli e in differenti gruppi interni ad esso.</p>
<p>Un contributo fondamentale alla nascita e alla elaborazione del progetto centro clinico è stato dato dal Dott. Savio Camizzi, dalla Dott.ssa Costanza Dolce e dal Dott. Calogero Lo Piccolo</p>
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		<title>Sostanze di consumo e post-modernità</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 18:21:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gli imperativi sociali contemporanei tratteggiano una figura antropologica di uomo adattato e integrato nel mondo, una sorta di self-made-man che, se da un lato stimola gli individui a correre rischi a livello personale e professionale, dall’altro non fa altro che aumentare il senso dell’incertezza rispetto ai risultati delle proprie scelte. Prendere delle scelte, quindi, significa [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Gli imperativi sociali contemporanei tratteggiano una figura antropologica di uomo adattato e integrato nel mondo, una sorta di self-made-man che, se da un lato stimola gli individui a correre rischi a livello personale e professionale, dall’altro non fa altro che aumentare il senso dell’incertezza rispetto ai risultati delle proprie scelte.</h2>
<p>Prendere delle scelte, quindi, significa essere esposti potenzialmente ad un <em>rischio</em> da esiti negativi e ad<em> un sentimento di insicurezza</em> derivante proprio dalla probabilità di fallimento. Ciò, di fatto, ha come conseguenza principale quella di rendere gli esseri umani più sensibili a rimedi chimici che permettano loro di far fronte a tutti questi sentimenti percepiti come poco funzionali all&#8217;<em>adattamento sociale</em> in un mondo il cui ideale è quello dell’uomo di successo.</p>
<p><span id="more-634"></span></p>
<p>Sembra, così, innescarsi un circolo vizioso: gli individui, permeati dalla <strong>logica della prestazione </strong>e della <strong>velocità psichica</strong> (correlato psicologico della velocità che caratterizza la società attuale: velocità dei mezzi di trasporto, dei mezzi di comunicazione di massa) desiderano essere uomini affermati e apprezzati a livello sociale; contemporaneamente si sentono esposti a sentimenti spiacevoli in contraddizione con le caratteristiche che li qualificherebbero come persone di successo.</p>
<p>L’<strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/uso-di-sostanze-e-tossicodipendenza/" target="_blank">utilizzo di droghe e di farmaci</a> </strong>sembra essere allora un modo per affrontare questi sentimenti senza che questi possano mettere a rischio il precario equilibrio psico-fisico della persona.</p>
<p>Il <strong>sentimento di incertezza nei confronti del futuro</strong>, infatti, sembra essere alla base di un nuovo bisogno di sicurezza e controllo complessivo degli eventi, e l’utilizzo di sostanze psicoattive potrebbe favorire, anche solo momentaneamente e per un breve periodo di tempo, la sensazione di potere controllare il proprio funzionamento mentale e fisico nella direzione voluta e desiderata adeguandosi mimeticamente e adattativamente allo scenario globale generale.</p>
<p>Ingrosso (1999, 2003), a proposito dei <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/rilettura-teorico-clinica-del-modello-transpersonale-gruppoanalitico/" target="_blank">grandi cambiamenti epocali</a> che hanno investito la società attuale segnala la presenza di un <em>immaginario iperprestativo</em> intendendo con questo un immaginario permeato da fantasie di potenziamento a più livelli. Secondo l’autore ciò si inquadra</p>
<blockquote><p>“in uno scenario di manipolazione tecnologica del sistema psicosomatico e relazionale-comunicativo dei soggetti finalizzato al soddisfacimento di bisogni o desideri di tipo esplorativo (di emozioni, sensazioni, ecc.), socializzante, curativo, contenitivo (di paure, angosce, ecc.), ricreativo, operativo, creativo, simbolico e così via”. (Ingrosso, 1999, pag. 14).</p></blockquote>
<p>Ciò significa essere prestanti nel lavoro e nel tempo libero, efficienti e socievoli nelle relazioni, protagonisti attivi della propria vita e di quella altrui, dinamici e disinvolti sempre e comunque.</p>
<p>Basti pensare alla diffusione di interventi chirurgici volti a cambiare l’aspetto del proprio corpo (chirurgia plastica ed estetica, piercing e tatuaggi), allo sviluppo di tecnologie che aumentano la capacità di memoria e di elaborazione delle informazioni (limiti naturalmente imposti all’uomo), allo studio e alla ricerca delle biotecnologie capaci di sfidare i limiti imposti dalla morte. E ancora, alla massiccia diffusione di videogiochi e software di simulazione della realtà in cui la persona si immerge totalmente.</p>
<p>Le <strong><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-da-internet/" target="_blank">tecnologie moderne</a></strong>, così come le droghe, permettono e sono alla base di un nuovo modo di concepire le relazioni mente-corpo: il mondo del “virtuale” apre le porte ad una diversa modalità di interazione con il proprio corpo <em>“allargando enormemente i confini del possibile e dando occasione al singolo di interagire, e alle volte perfino di creare, i propri contesti di vita” </em>(Maggiolini, Grassi,pag. 27).</p>
<p>In quasi tutto il mondo occidentale l’uomo si trasforma in <em><strong>cyborg</strong></em>, una figura metaforica fantascientifica metà uomo e metà robot. Il cyborg sembra essere l’espressione di una ossessiva necessità di manipolazione della natura umana.</p>
<p>L’essere umano ha imparato a programmare i momenti in cui potere vivere passioni, sentimenti e le emozioni. Tale livello di controllo servirebbe all’individuo di preservarsi da pericoli “esterni”: la programmazione delle emozioni in contesti controllati eviterebbe che queste si possano presentare all’improvviso; laddove questo dovesse succedere il rischio sarebbe il crollo di tutte quelle difese maniacali che, fino a quel momento gli avevano permesso di controllare tutti gli eventi percepiti come minaccia dei fragili equilibri della propria quotidianità (Martignoni, 2001/2002).</p>
<blockquote><p>“Ognuno di noi è privo di garanzia di successo e pieno di incertezza (…). Infinite solitudini delle persone con una difficoltà maggiore ad incontrarsi con gli altri nel sociale, fino alla nuova paura di mettersi a nudo davanti agli altri con i propri sentimenti e la propria personalità autentica rischiando magari una dolorosa frustrazione (…). Una planetaria perdita del legame sociale e del conseguente sentimento di isolamento dell’individuo che ognuno a modo suo cerca di colmare attraverso contatti programmati e confezionati” (Di Gregorio, 2004: pag 52).</p></blockquote>
<p>La ricerca, senza compromessi, di una soluzione magica alla zavorra dei sentimenti umani sembra la richiesta bisognosa di un mondo <em>iper</em>.<br />
A partire da quanto detto appare chiaro come il “<em>problema</em>” droga, infatti, non coinvolga semplicemente i <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/adolescenza/" target="_blank">giovani</a>, anzi, secondo alcuni Autori (Amendt, 2004; Ingrosso, 1999; Martignoni, 2005) sarebbe semplicemente il sintomo visibile di una società che necessita di sostanze e di additivi chimici e psicologici volti alla ricerca di un sollievo alle <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/ansia-e-fobie/" target="_blank">ansie </a>prodotte dall’attuale configurazione sociale.</p>
<p>Amendt, ad esempio, parla di psicodroghe riferendosi ai farmaci in quanto questi ultimi ormai verrebbero utilizzati come modo per <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/disturbi-della-regolazione-delle-emozioni-e-degli-impulsi/" target="_blank">regolare i propri stati mentali interni</a>.</p>
<blockquote><p>“Nel mondo globalizzato e deregolamentato del futuro, le sostanze psicoattive, che influenzano il comportamento nella misura in cui modificano il senso di sé, diventeranno irrinunciabili non solo come genere voluttuario – just for fun – ma anche come strumenti di intervento sociale” (p.11).</p></blockquote>
<p>Così, una persona che si sente leggermente <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/depressione/" target="_blank">depresso</a> ricorrerà all’uso di antidepressivi in modo da non compromettersi come ingranaggio di una più ampia catena produttiva. È chiaro come le droghe farmaceutiche e le sostanze psicoattive in genere pilotino, secondo l’Autore, sentimenti umani, li offuscano, li canalizzano, li controllano ma raramente li chiariscono.</p>
<p>Il “nuovo” rapporto con le sostanze psicoattive, per quanto per certi versi ancora perturbante la morale collettiva, sembra essere integrata ed egosintonica rispetto ad alcune caratteristiche del periodo attuale – velocità, consumismo, efficienza, rischio.</p>
<p>Secondo Amendt, il modello del self made man in ambito di consumi di sostanze si tradurrebbe in <strong>un’immagine ipermedicalizzata della sofferenza</strong>: piuttosto che interrogarsi sull’emozione disturbante, l’individuo post-moderno preferirebbe renderla silenziosa tramite l’assunzione di farmaci (antidepressivi, ansiolitici…).<br />
La <strong>strada farmacologica</strong> per l’incremento delle prestazioni lavorative e per il gioioso e rilassato godimento rappresenta la via più facile per risolvere i problemi, sociali e individuali.<br />
L’elemento che sembra caratterizzare indistintamente tutti i consumi di sostanze psicoattive sembra essere quello che Amendt (2004) definisce “<em>processo di strisciante farmacologizzazione della realtà</em>” (pag. 9) o, come altrimenti lo definisce Ingrosso, “<em>effetto supermarket</em>” (Ingrosso, 1999, 2003).</p>
<p>Da un lato si evidenzia come l’attuale condizione umana, quella del mondo globalizzato e de-regolamentato, necessiti sempre di più di protesi esterne per riuscire a rendere la vita tollerabile psicologicamente.. Dall’altro si evidenzia come i mercati legali e illegali delle droghe/farmaci proliferino al punto da essere riusciti a creare la sostanza giusta per il raggiungimento di qualsiasi effetto psicofisico (Ingrosso, 2003; Petroni, 2004).</p>
<p>Le persone in questo modo avrebbero la possibilità di scegliere la sostanza giusta a partire da uno specifico desiderio, in modo da creare un connubio inscindibile tra la farmacopea della droga (Collin, 1998) e la farmacopea dei desideri (Ingrosso,1999), in perfetta linea con l’ideale basico dell’<em>immaginario iperprestativo</em>.</p>
<p>Così a tutti è permesso di essere felici, scattanti, allegri, spavaldi, coraggiosi, impavidi a dispetto di quei sentimenti di incertezza che provengono dal sociale. All’interno di questa prospettiva, la possibilità di disporre di un mezzo tecnico (naturale, chimico o tecnologico), con poteri quasi magici, permette alle persone di potere vivere con la sola immaginazione</p>
<blockquote><p>“una breve esperienza di onnipotenza che allontana, anche solo per un breve lasso di tempo, il sentimento sgradevole di impotenza e di sottomissione a poteri forti e sconosciuti, dentro e fuori i propri confini (…), che serve a ridimensionare il senso della minaccia che proviene dal sociale” (Di Gregorio, 2004).</p></blockquote>
<p>Quanto detto fino ad ora serve a segnalare una particolare rappresentazione del corpo, sempre più visto come corpo-macchina e meno come corpo-soma investito affettivamente e simbolicamente (Martignoni, 2005).</p>
<p>Come dice Lo Verso (2003) il Sé somatico è il grande rimosso del post-moderno; il corpo concreto, che vibra, che tocca e che sente con l’altro sembra essere un corpo che non riesce a trovare più territorialità: un corpo che parla del desiderio della relazione con un altro che può anche rifiutare, un corpo che espone a sentimenti imprevedibili, spesso difficilmente controllabili (le passioni ad esempio), un corpo vivente che gioca con altri corpi, un corpo che può essere indesiderato perché perennemente ricordante i limiti materiali di ognuno e potenzialmente imperfetto e caduco.</p>
<p><strong>Il corpo-macchina</strong>, al contrario, sembrerebbe essere il contenitore virtualizzato di un Sé logico, razionale, preciso e dedito all’azione. È come se fossimo in presenza di un iper-funzionamento della mente sempre più disancorata dal proprio corpo. Martignoni (2005) evidenzia come il processo a cui si è assistito è stato una progressivo passaggio dal corpo biologico al corpo cellulare luogo del <strong>fu<em>nzionamento cyborg</em></strong>.</p>
<p>Bibliografia<br />
&#8211; Amendt G. (2004), No drug, no future, Feltrinelli, Milano.<br />
&#8211; Di Blasi M. (a cura di) (2003), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Collin M., Stati di alterazione. La storia della cultura Ecstasy e dell’Acid House, Oscar, Saggi Mondadori, 1998.<br />
&#8211; Di Gregorio L. (2004), Psicopatologia del cellulare, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Ingrosso M., (2003) “Pluralizzazione delle droghe e immaginario iperprestativo” in &#8211; Di Blasi M. (a cura di), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Ingrosso M. (1999), “Nuove droghe, nuove idee”, Animazione Sociale, Novembre, (pp 9-25)<br />
&#8211; Lo Verso G. (2003), “Prefazione” in Di Blasi M. (a cura di), Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Maggiolini A., Grassi R. (2003), “Droghe e culture adolescenziali: una ricerca sugli atteggiamenti degli adolescenti verso le droghe”, in Maggiolini A.(a cura di), Sballare per crescere. La prevenzione delle droghe a scuola, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Maggiolini A.(a cura di) (2003), Sballare per crescere. La prevenzione delle droghe a scuola, Franco Angeli, Milano.<br />
&#8211; Martignoni G. (2001/2002), “La clinica dei fluidi e l’incerto abitare”, in Atti “Il maggio di Alice”. Proposta di un percorso attorno alla tossicodipendenza, II°-III° edizione.<br />
&#8211; Martignoni G., (2005), “Tossicodipendenza. Una malattia dell’‘anima del mondo’, un ‘isotopo culturale’ o solo una categoria psicopatologica” in Caretti V., La Barbera D., (a cura di), Le dipendenze patologiche. Clinica e psicopatologia, Raffaello Cortina Editore, Milano.<br />
&#8211; Petroni A., (2004), Droghe Legali, Castelvecchi, Roma.</p>
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		<title>Rilettura teorico-clinica del modello transpersonale gruppoanalitico</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 21:12:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>In questo articolo si approfondirà il repertorio di conoscenze del modello gruppoanalitico in relazione delle acquisizioni clinico-scientifiche maturate negli ultimi anni in diverse aree. A ben vedere il costrutto di transpersonale proposto Da Menarini e Pontalti, ed in particolar modo da Lo Verso, rappresenta un’ampia e articolata trama concettuale all’interno della quale possono essere collocate [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>In questo articolo si approfondirà il repertorio di conoscenze del modello gruppoanalitico in relazione delle acquisizioni clinico-scientifiche maturate negli ultimi anni in diverse aree.</h2>
<p>A ben vedere il costrutto di <strong>transpersonale</strong> proposto Da Menarini e Pontalti, ed in particolar modo da Lo Verso, rappresenta un’ampia e articolata trama concettuale all’interno della quale possono essere collocate le direttrici teorico-metodologiche più utili per una clinica del/nel nostro tempo. Tutti i <strong>versanti del transpersonale</strong> risuonano in relazione alle trasformazioni sociali e culturali e alle acquisizioni scientifiche degli ultimi anni. In questa sede s’intende dare risalto alle specifiche implicazioni per ciascuno di essi.</p>
<p><span id="more-478"></span></p>
<h3>Livello biologico-genetico</h3>
<p>Le recenti acquisizioni delle neuroscienze e la crescente consapevolezza scientifica dell’efficacia biologica delle psicoterapie, ci consentono di tratteggiare con maggiore pienezza il significato del <strong>livello Biologico-Genetico </strong>del transpersonale, per descriverlo con argomenti clinicamente evidenti.</p>
<p>In particolare, alcune di tali acquisizioni ci permettono di formulare concettualizzazioni riguardanti aspetti oggi più chiari dei <strong>sedimenti biologici</strong> che fondano la nostra vita psichica.</p>
<p>Fra tali concettualizzazioni, la<strong> <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/disturbi-della-regolazione-delle-emozioni-e-degli-impulsi/">regolazione e disregolazione emotiva</a> </strong>rappresenta sicuramente una dimensione del lavoro clinico oggi imprescindibile<strong>.</strong> Infatti, un obiettivo primario della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-individuale/">psicoterapia </a>è la ricostruzione o il potenziamento delle capacità di autoregolazione delle emozioni del paziente: la capacità di regolare in maniera flessibile gli stati emotivi attraverso le interazioni con altri essere umani e in assenza degli altri, ma anche la capacità di passare in maniera adattiva tra queste due modalità di regolazione.<br />
Stati di disregolazione emotiva sono il risultato di una compromissione della capacità di organizzare risposte flessibili e adattive nei confronti del mondo interno ed esterno. Una regolazione delle emozioni ottimale permette invece alla mente di interagire con l’ambiente in maniera elastica e flessibile.<br />
La capacità di modulare le emozioni e i loro stati di attivazione, attraverso quelli che vengono a volte definiti come <strong>processi di ‘regolazione affettiva’</strong>(Shore 2008), svolge un ruolo cruciale nelle attività interne e interpersonali dell’individuo.</p>
<p>A determinare le notevoli differenze individuali che si possono osservare nelle capacità di regolazione partecipano sia fattori temperamentali, sia passate esperienze relazionali.<br />
Il <strong>temperamento</strong>, come espressione di alcune caratteristiche innate, influisce sulla sensibilità nei confronti dell’ambiente, sull’intensità delle risposte emozionali, sull’umore complessivo di base, la regolarità dei cicli biologici, la tendenza all’avvicinamento o all’allontanamento di fronte a situazioni nuove e insolite.</p>
<p>Ognuno di noi ha una ‘<strong>finestra di tolleranza</strong>’, margini entro i quali stati emozionali di diversa intensità possono essere processati senza che ciò comprometta il funzionamento del sistema nel suo complesso. Per alcune persone, elevati livelli di intensità emotiva sono gestibili senza alcuna difficoltà, e non impediscono di pensare, sentire e agire in maniera equilibrata ed efficace, mentre in altre, determinate emozioni (come l’<a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/ansia-e-fobie/">ansia</a>) o in generale tutte le emozioni, anche se di intensità moderata, possono interferire negativamente con le attività della mente e del corpo.<br />
Fondamentalmente tutto ciò può essere spiegato in termini di attività eccessiva del sistema nervoso simpatico o parasimpatico (Siegel 2001). A volte si ha una simultanea attivazione dei due sistemi, che genera una sensazione interna di ‘perdita di controllo’, come se cercassimo di guidare un’automobile schiacciando contemporaneamente freno e acceleratore.<br />
In molti di questi disturbi sono consigliabili interventi di natura sia farmacologica, sia psicoterapeutica. Infatti un percorso medico e psicoterapeutico ben integrato, può moltiplicare le possibilità di recupero del benessere psicofisico del paziente.<br />
Un approccio terapeutico diretto ai vari livelli di attività del cervello e della mente può essere essenziale per aiutare l’individuo a raggiungere forme di <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/disturbi-della-regolazione-delle-emozioni-e-degli-impulsi/">autoregolazione</a> più equilibrate e funzionali, e la relazione terapeuta-paziente può in questo senso fornire ‘vincoli esterni’ che contribuiscono a modificare le sue capacità di autorganizzazione.</p>
<p>Per uscire da questi stati, la mente deve imparare a ridurre gli effetti disorganizzanti prodotti da un particolare episodio di attivazione emozionale (Siegel 2001).<br />
La <strong>psicoterapia può efficacemente intervenire sui processi fisiologici di base</strong>, ed in particolare sui meccanismi di valutazione che riportano i livelli di attivazione entro margini tollerabili diminuendo l’intensità dello stato di eccitazione e limitando il numero di circuiti e gruppi neuronali coinvolti. Può sollecitare la capacità di riflessione sugli stati mentali propri e altrui, capacità che svolge un ruolo importante in questo particolare aspetto della regolazione delle emozioni. Un recupero anche parziale di queste attività corticali può consentire all’individuo di alterare le caratteristiche dello stato emotivo e di sopportare livelli di attivazione precedentemente incontrollabili.</p>
<p>Inoltre, attraverso le <strong>metodologie delle neuroscienze</strong> (studi di genetica, neuroimaging) è stato possibile stabilire l&#8217;esistenza di substrati neurobiologici che determinano la predisposizione a determinate patologie cioè a disturbi psichiatrici e della personalità, ma anche la presenza di determinate caratteristiche affettive, comportamentali, cognitive.</p>
<p>D&#8217;altro canto fattori ambientali (situazioni stressanti, farmaci, traumi) a cui la persona può essere sottoposta nelle prime fasi dello sviluppo ma anche nel corso della vita, sono fondamentali nel condizionare le modalità di evoluzione del sistema nervoso. Gli eventi ambientali, infatti, sono determinanti nell&#8217;espressione dei geni che l&#8217;individuo possiede, e quindi nella predisposizione a pattern di comportamento, a reazioni affettive o a particolari forme di psicopatologia. La variabilità del patrimonio genetico di ciascun individuo e la variabilità degli eventi ambientali spiegano la sua unicità e l&#8217;ampia eterogeneità delle manifestazioni psicopatologiche possibili.</p>
<p>E&#8217; stato inoltre ampiamente dimostrato che <em>l&#8217;esposizione ai diversi fattori ambientali modifica le connessioni sinaptiche esistenti tra i neuroni essendo l&#8217;uomo dotato di una notevole plasticità sinaptica e quindi di modificazione visibili dei contatti tra neuroni,</em> a seguito della modificazione di proteine già esistenti o della sintesi di nuove proteine, a partire da meccanismi complessi di regolazione genica.</p>
<p>Gli <strong>interventi psicologici e la <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-individuale/">psicoterapia</a> </strong>in particolare sono oggi considerati stimoli in grado di modificare il patrimonio neurobiologico dell&#8217;individuo, agendo sulla funzione trascrizionale del gene cioè sulla espressione del fenotipo attraverso la produzione di proteine specifiche che determinano il carattere di quella cellula.<br />
A questo proposito sono ritenuti fondamentali i meccanismi di Long Term Potentation (LPT) e Long Term Depression (LTD) che si susseguono in maniera dinamica garantendo la plasticità dei nostri processi di memorizzazione.</p>
<p>L&#8217;esistenza di tali processi rende possibile considerare l&#8217;ippocampo un serbatoio plastico delle informazioni. I cambiamenti indotti dagli interventi psicoterapeutici sembrano riguardare quindi ippocampo, amigdala (circuito dell&#8217;ansia) e corteccia prefrontale.</p>
<p>Diversi studi hanno dimostrato come l&#8217;esposizione a eventi stressanti nei primi anni di vita si associano a comportamenti in risposta a eventi stressanti nella vita adulta (Heim, Nemeroff 2001). Soggetti che hanno subito abusi fisici o psichici durante l&#8217;infanzia hanno una maggiore probabilità di sviluppare patologie in età adulta tra cui obesità, malattie cardiovascolari, diabete, malattie mentali (Bifulco, Brown, Adler 1991).<br />
Studi effettuati sui roditori (Mundo 2009), mostrano che una prolungata separazione dalla madre è un evento avverso sufficiente per produrre un&#8217;attivazione dell&#8217;asse ipotalamo-ipofisi- surrene a seguito di successivi eventi stressanti. Negli adulti infatti si osserva un aumentato livello d&#8217;ansia associata a rilascio di glucocorticoidi come conseguenza dell&#8217;esposizione ad eventi stressanti, diminuizione del numero di recettori presenti nell&#8217;ippocampo che sono utilizzati perchè si instauri un meccanismo di controllo (a feedback negativo) sull&#8217;attivazione del suddetto asse. Questo meccanismo rappresenta il substrato biologico dell&#8217;alterata risposta allo stress.<br />
La mancata regolazione dell&#8217;asse ipotalamo ipofisi surrene (HPA) comporta un aumento dei livelli plasmatici di glucorticoidi che hanno un effetto dannoso sull&#8217;ippocampo, determinano una perdita di neuroni, una ridotta mielinizzazione e inibizione della neurogenesi.</p>
<p>I comportamenti di attaccamento delle madri nei primi giorni di vita sono causa di un aumento, mediato dagli ormoni tiroidei, dell&#8217;attività di alcuni recettori per la serotonina (i 5HT7).<br />
Soggetti con disturbo borderline e anamnesi positiva per eventi traumatici presentano un aumentata attività dell&#8217;Hpa e livelli di ormone adrenocorticotropo e cortisolo aumentati.</p>
<h3>Livello etnico-antropologico e istituzionale</h3>
<p>Dal punto di vista <strong>Etnico-Antropologico </strong>(il versante macroistituzionale proprio della nostra comunità) ed <strong>Istituzionale</strong> (il versante dei referenti normativi e di ruolo più prossimi agli individui), incidono profondamente i recenti cambiamenti sul piano politico e culturale.</p>
<p>Questi ultimi, orientati in direzione della <em>globalizzazione, del consumo, dell’individualismo, della competitività, hanno ormai da diversi anni indotto una precarietà delle istituzioni garanti della cosiddetta “<strong>coesione sociale</strong>”</em>: il lavoro, la <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/">famiglia</a>, la sanità, le istituzioni educative e formative, non riescono più a proteggere le persone e a contenerne le ansie rispetto alle insidie di un mondo sempre più imprevedibile e indecifrabile, dove le poche risorse di oggi, possono scomparire domani.</p>
<p>Le difficoltà economiche sembrano diventare anche psicologiche, perché non sono semplicemente dovute ad una sobrietà imposta dall’appartenenza a ceti sociali stabilmente meno abbienti, ma comunque provvisti – come accadeva fino ad un paio di decenni fa – di un sistema di sostegno e tutela, capace di dare significato e fiducia rispetto al futuro.</p>
<p>L’impoverimento e l’instabilità economico-sociale, determinano un disagio che invade ampiamente il senso di sicurezza psicologica e affettiva delle persone, che sembrano così abbisognare proprio di punti di riferimento stabili, che non scompaiano in funzione della temperie finanziaria, magari scaturita da distanti ed incomprensibili contingenze dei mercati. I servizi di cura, oggi più che mai, possono essere tali se immuni il più possibile a tali andamenti e quindi non a rischio di chiusura improvvisa e senza adeguate alternative.</p>
<p>La fenomenologia del malessere psichico nel nostro tempo è inevitabilmente condizionata dalle trasformazioni culturali che soggiacciono alle scelte di indirizzo sociale ed economico che in quasi tutto il mondo si prendono, proprio perché insidiano, trasformandole o eliminandole, le istituzioni nell’ambito delle quali le persone nascono, si sviluppano e vivono.</p>
<h3>Livello sociocomunicativo</h3>
<p>La fenomenologia più evidente della contemporaneità si registra probabilmente al livello <strong>Sociocomunicativo </strong>del transpersonale.</p>
<p>Le forme del pensiero e della relazione, sono oggi profondamente segnate dal declino dei classici referenti intrapsichici, storicamente rintracciati in costrutti quali il SuperIo, la rimozione, l’Altro, ecc.</p>
<p>La disponibilità immediata del bene di consumo, sempre più effimero ed immateriale, per via della sua virtualizzazione e digitalizzazione, riduce sempre di più i margini che ci difendono dalla percezione di onnipotenza rispetto alla soddisfazione dei bisogni. Gli statuti intra ed interpersonali che impongono una proroga del mero soddisfacimento ed una simbolizzazione cognitivo-affettiva capace di sostituirsi ad esso, risultano inconsistenti.</p>
<p>La conseguenza pare essere una com-pulsione al godimento immediato che non ammette deroghe ed una identificazione rigida con maschere di autosufficienza. Pochi e deboli sembrano i garanti del limite, le autorità simboliche che decretano la dilazione spaziale e temporale della gratificazione, ossia il luogo di una reciprocità con il mondo mediata dalla rappresentazione del desiderio e dunque dal progetto (cfr. Recalcati, 2010).</p>
<p>Le emergenze psicopatologiche sembrano caratterizzate da simili vicissitudini e prendono conseguentemente le sembianze delle <em><a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-affettiva/">dipendenze </a>e del narcisismo</em>. Le prime, sempre più diffuse anche in assenza di abuso di <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/wp-admin/post.php?post=428&amp;action=edit">sostanze</a>, il secondo, sempre più assoluto e strettamente connesso ad una concezione individualistica dell’affermazione di sé.<br />
Il senso di colpa nevrotico, quale espressione del conflitto con l’autorità interna, oggi è fenomeno ben presente, ma residuale, affiancato da una fenomenologia del nostro tempo, che sembra non contemplare un mondo interno popolato e vivo, né un conflitto: ecco il narcisismo più strenuo, segnale di una tragica rivendicazione, in cui i baluardi interiori sono soppiantati da immagini.</p>
<p>L’ombra della grandiosità e di quel deficit superegoico a cui si faceva riferimento, è depositata nella stupefacente moltiplicazione delle dipendenze. Oltre a quelle da sostanze, assistiamo al dilagare di forme di dipendenze molto varie. Shopping addiction, work addiction, <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/gioco-dazzardo/">gambling compulsivo</a>, <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-da-internet/">internet related pathology</a>, dipendenze sessuali (Young, 1998; Lavanco, 2001; Pani &amp; Biolcati, 2006), costituiscono, insieme a molti altri fenomeni, una costellazione letteralmente esplosa negli ultimi anni. Provando ad approfondire gli aspetti comuni a tali emergenze, colpisce l’impraticabilità dei confini, fisici e simbolici, che vengono contemporaneamente rifiutati e ricercati.</p>
<p>La frenesia del consumo sembra riflettere una profonda insofferenza nei confronti della “vicissitudine”, ossia di quel limite fisico e relazionale imposto all’uomo dal suo mondo. Le dimensioni dello spazio-tempo assumono i connotati di un ostacolo intollerabile rispetto alla gratificazione; contemporaneamente, la compulsione è la manifestazione disperata di un’insaziabile mancanza, che chiede, pretende anzi, senza possibilità di differirla, una risposta. Le fantasie e i rituali che accompagnano i dispositivi del comportamento dipendente, appaiono difatti come procedure di ricerca implicita di un limite, di un’esperienza che restituisca un significato stabile di sé in relazione all’altro, e non una soddisfazione fugace, ossia un’insoddisfazione.</p>
<p>Nelle<strong> <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ci-occupiamo-di/dipendenza-da-internet/">dipendenze da internet</a> e da realtà virtuali</strong> (Caretti &amp; La Barbera, 2001; Cantelmi, Del Miglio, Talli &amp; D’Andrea, 2000), sembrano concentrarsi emblematicamente i connotati tanto della dipendenza, quanto del narcisismo. La necessità di trovare risposte (information overload addiction), di soddisfazioni effimere (compulsive online gambling, Cybersexual addiction), di condividere regole di comportamento in comunità virtuali che finiscono per soppiantare quelle reali (role playing game, chat e community addiction), viene realizzata, attraverso il computer e la rete, finalmente senza l’intralcio dei corpi, delle distanze, delle attese, delle ferite che ogni relazione reale può comportare all’autostima (cfr: Young, 1998). La dimensione immaginaria della realtà virtuale, online od offline, costituisce lo scenario in cui la persona può dispiegare le proprie illusioni narcisistiche.</p>
<p>Nonostante le vicissitudini disgregative che sembrano agire sul solco di una relativizzazione del vincolo familiare, nel nostro territorio sembra ancora molto forte il ruolo della <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/">famiglia </a>e della sua matrice. Da questo punto di vista le istanze del Transgenerazionale paiono ancora operare nella determinazione e concepimento dell’individuo. Proprio l’individuo, nella prospettiva gruppoanalitica, non è visto come un’entità separata ma come il frutto di un fitto intreccio di relazioni che lo costituiscono; egli diventa il portatore consapevole ed inconsapevole di vissuti ed esperienze che caratterizzano non solo la sua vita ma quella della sua storia familiare. Il bambino, quindi, sulla base di questi innesti primari sviluppa la sua identità:</p>
<blockquote><p>“Non esiste soltanto il bambino, ma il bambino con la madre, non soltanto con la madre, ma la madre con i suoi genitori, con il suo coniuge, con gli altri figli, con il suo lavoro, la madre nel suo mondo. È con una folla che il bambino entra in contatto e da quella folla emergono attitudini nei confronti del neonato cui il neonato risponde attraverso suoi dispositivi che organizzano l’intenzionamento del mondo in un certo modo”. (Napolitani, 2007)</p></blockquote>
<p>La <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/ambiti/famiglia/"><strong>famiglia</strong> </a>è intesa come campo mentale, ovvero come quella rete in cui sono condensati i significati storici e i meccanismi psicodinamici organizzatisi intorno a tali significati (talvolta miti) che consentono, facilitano o ostacolano l’individuo nei suoi compiti evolutivi.<br />
È a partire dalle elaborazioni del pensiero di Foulkes che le famiglie sono state incluse nel set(ting) della terapia gruppoanalitica; l’autore inglese scriveva:</p>
<blockquote><p>“ Era per me un passo veramente essenziale […] accettare l’intera <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-familiare/">famiglia </a>come una rete di persone da trattare tutte insieme nella stessa stanza e nello stesso tempo”.</p></blockquote>
<p>La gruppoanalisi soggettuale guarda alla <a href="http://www.centropsicologipalermo.it/service/la-psicoterapia-familiare/">famiglia </a>come a quella trama di significazione che, nel tempo e attraverso le generazioni, crea i modelli mentali attraverso i quali l’individuo entra in relazione con la realtà (sia interna che esterna). La famiglia rappresenta per l’individuo un vero e proprio universo identificatorio, all’interno del quale egli sviluppa la sua identità come complesso di relazioni interiorizzate.<br />
La terapia si pone, quindi, come luogo di comprensione e trasformazione della storia transgenerazionale e delle trame che costituiscono l’inconscio familiare ripercuotendosi nel mondo interno di ciascuno e nel suo modo di relazionarsi con il mondo.</p>
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